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UEFA Champions League 3ª giornata

Pre-match · Analisi dell'avversario

Napoli–Bodø/Glimt: due Bodø, due problemi.

Il Napoli è a zero punti in Champions e viene da cinque sconfitte in nove partite. Il Bodø, in Europa, è stato due squadre: a Monaco difendeva a 24 metri, con il Dortmund a 44. Per ciascuna il Napoli ha già incontrato un problema: contro chi preme lancia, contro chi aspetta perde la palla dove non deve.

Napoli–Bodø/Glimt: il Bodø ha avuto il 28% dei tocchi a Monaco e il 60% in casa con il Dortmund, sempre sullo 0-0; ha segnato per primo in 6 partite su 7; gli ultimi 5 gol subiti dal Napoli sono ripartenze; il portiere del Napoli ha giocato lungo il 74% dei passaggi contro l’Inter.
Il Bodø in Europa è stato due squadre diverse: il Napoli ha già incontrato i problemi di entrambe.

Quattro numeri per entrare nella partita.

28% → 60%dei tocchi del Bodø in Champions, sempre sullo 0-0: a Monaco con il Bayern, in casa con il Dortmund
6 su 7le partite in cui il Bodø ha segnato per primo, cinque volte prima dell’intervallo
5 su 5gli ultimi gol subiti dal Napoli, da Firenze in poi: tutti ripartenze
74%dei passaggi del portiere del Napoli, lunghi contro l’Inter che pressava

Napoli–Bodø/Glimt, martedì alle 21:00 al Maradona, è la terza giornata della fase a girone unico di Champions League. Il Napoli non ha ancora punti (0-1 con l’Arsenal, 1-3 a Villarreal) e arriva dalla sconfitta di Venezia, la quinta in nove partite. Il Bodø ne ha tre, dopo lo 0-5 di Monaco e l’1-0 al Dortmund, ed è primo in Norvegia.

Dopo Venezia Allegri ha detto: «Se si guardano i risultati è normale che ci può essere preoccupazione, ma guardiamo alle prestazioni». Questa partita dipende però da una domanda a cui nessun dato risponde: quale Bodø arriva a Napoli? In Champions ne ha giocate due, e sono state due squadre diverse. Per ciascuna il Napoli ha già incontrato un problema simile. Qui cerchiamo di capire quali, e come riconoscerli mentre si gioca.

Le notizie, a un giorno dalla partita

Le notizie vengono dalla stampa e sono aggiornate a lunedì 19 ottobre, dopo le conferenze stampa. Le formazioni ufficiali arrivano circa un’ora prima della partita.

Il Napoli ha almeno tre assenze e un dubbio. Mancano Neres e Vergara; Alisson Santos, rientrato a Venezia dopo 38 giorni, ha una lesione di medio grado al bicipite femorale sinistro, come ha comunicato il club. Sono rientrati Anguissa e Olivera. McTominay, ancora non al meglio, potrebbe partire dalla panchina. Allegri ha avuto l’influenza e domenica ha saltato l’allenamento, ma lunedì ha parlato in conferenza; De Laurentiis ha rinunciato al ritiro.

Sul modulo la stampa si divide. Per Sky il Napoli giocherà con la difesa a tre e un 3-4-3 con Lang e Politano; per il Corriere dello Sport Allegri valuta la difesa a quattro, con Højlund (19), De Bruyne (11) e Rafa Marín (16) dall’inizio. In conferenza Allegri ha chiarito che la differenza è piccola: «Tra tre e quattro cambia solo l’esterno a destra». Con Di Lorenzo il Napoli è più difensivo, con uno tra Politano, Lang e Giovane (i nomi sono suoi) più offensivo.

Il Bodø ha un dubbio e una buona notizia. Il dubbio è Blomberg (11), uscito prima dell’intervallo a HamKam per un colpo alla caviglia: Knutsen ha detto di non sapere se giocherà e che deciderà martedì mattina, dopo averlo provato in allenamento («sembra positivo»). La buona notizia è Bjørtuft (4), di nuovo disponibile dopo la squalifica per l’espulsione di Monaco. Mancano Evjen e Mikkelsen. Knutsen ha detto anche che Berg (7) è fondamentale davanti alla difesa e che il Bodø cercherà di sorprendere il Napoli.

Sabato, a HamKam, Knutsen ha cambiato sei titolari e ha lasciato in panchina Helmersen (9), Gundersen (6), Aleesami (5), Bjørkan (15) e Fet (19): è un indizio chiaro su chi giocherà a Napoli. La formazione più probabile è quella che ha battuto il Dortmund, con Bjørtuft che può tornare in difesa.

Assenti, dubbi e rientri di Napoli e Bodø/Glimt secondo la stampa, aggiornati a lunedì 19 ottobre.
Assenti, dubbi e rientri secondo la stampa: le formazioni ufficiali arrivano un’ora prima della partita.

Campione dati. L’analisi usa le sette partite del Bodø (due di Champions e cinque di Eliteserien, contro squadre molto più deboli) e le nove del Napoli (sette di Serie A e due di Champions). Del Bodø in Europa abbiamo solo due partite: indicano un comportamento, non una regola.

Una squadra, due altezze

In Champions il Bodø è rimasto sullo 0-0 per tutto il primo tempo, in entrambe le partite. Ma è sembrato un’altra squadra.

A Monaco ha difeso basso: la metà delle sue azioni difensive è avvenuta a meno di 24 metri dalla propria porta. Ha avuto il 28% dei tocchi e un solo tiro nel primo tempo, contro i dodici del Bayern. Con il Dortmund, in casa, è stato l’opposto: blocco a 44 metri, il 60% dei tocchi, nove tiri contro uno nei primi 51 minuti. Poi Sjøvold (20) ha segnato su cross di Auklend (8), il Bodø è sceso a 14 metri e il Dortmund ha avuto il 64% dei tocchi nei 25 minuti seguenti e il 74% negli ultimi 16, tirando otto volte.

Altezza del blocco del Bodø in Champions League sullo 0-0: 24 metri a Monaco con il Bayern, 44 in casa con il Dortmund, 14 dopo il gol; in campionato, in trasferta e a punteggio pari, circa 44 metri.
Sullo 0-0 il Bodø ha difeso a 24 metri a Monaco e a 44 in casa con il Dortmund; dopo il gol è sceso a 14.

Con due partite non si può dire da cosa dipenda. In campionato, in trasferta e a punteggio pari, il Bodø difende a circa 44 metri: il blocco basso di Monaco sembra legato all’avversario, il Bayern, più che alla trasferta. Il Napoli non è il Bayern, ma non è nemmeno il Fredrikstad. Per questo la prima cosa da guardare, a Napoli, è dove difende il Bodø nei primi minuti. C’è un indizio nell’assetto: il Bodø di Knutsen gioca di base con il 4-4-2 (cinque partite su sette) e il 4-3-3, con un centrocampista in più, lo ha usato una volta sola, a Monaco. Knutsen non aiuta: dopo lo 0-5 di Monaco («me ne assumo le responsabilità») ha promesso che a Napoli «vi sorprenderemo».

Un’altra cosa il Bodø fa spesso, a prescindere dall’avversario: segna presto. In sei partite su sette è passato in vantaggio per primo, cinque volte prima dell’intervallo. L’unica volta in cui ha subito per primo è stata a Monaco.

Se il Bodø preme: il precedente dell’Inter

Se si presenta il Bodø di Dortmund, due attaccanti saliranno sui centrali del Napoli. Il Napoli ha già vissuto una partita così: a San Siro con l’Inter, la squadra che ha pressato di più tra le nove avversarie. Il pressing si misura con il PPDA, quanti passaggi lasci fare all’avversario prima di intervenire: più il numero è basso, più la squadra aggredisce. L’Inter era a 8, le altre otto tra 13 e 36.

Con l’Inter il portiere del Napoli ha giocato lungo il 74% dei passaggi, il Napoli ha perso 45 palloni nel proprio terzo di campo (nelle altre partite tra 7 e 26) e ha subito 29 tiri. Ha perso 3-2 dopo essere stato avanti di due gol.

Le nove partite del Napoli in ordine di pressing avversario: contro l’Inter (PPDA 8,0) il portiere ha giocato lungo il 74% dei passaggi; Villarreal e Venezia, le squadre che hanno pressato di meno, hanno segnato quattro gol in ripartenza.
Contro chi pressa il portiere del Napoli tende a lanciare; contro chi aspetta, la prima palla persa è costata gol.

Non è una regola: con il Como, che pressava quasi quanto il Frosinone, il portiere ha lanciato solo il 19% dei passaggi. Ma sulle nove partite la tendenza c’è: più l’avversario preme, più il portiere va lungo. Dal vivo si vede subito. Se il portiere del Napoli calcia lungo già nei primi minuti, il pressing del Bodø sta funzionando; se trova un centrale libero e il Napoli sale palla a terra, l’ha superato.

Se il Bodø aspetta: il precedente di Villarreal e Venezia

Se invece si presenta il Bodø di Monaco, il Napoli avrà il pallone e dovrà non perderlo dove è più scoperto. Allegri lo sa: in conferenza ha detto che il Bodø è «molto bravo a giocare con il blocco basso e in contropiede» e che al Napoli manca qualcosa «in alcuni momenti in cui subiamo gol come a Venezia, Milano». È il problema che gli è costato di più: degli undici gol subiti in stagione, sei sono ripartenze, e gli ultimi cinque (Fiorentina, Villarreal tre volte, Venezia) lo sono tutti. Per ripartenza qui intendiamo un gol arrivato pochi secondi dopo una palla persa.

Gli errori sono diversi, la scena è simile. A Villarreal, al 22′, Politano (21) sbaglia un passaggio sulla destra, a 25 metri dalla porta, e tre secondi dopo segna Mikautadze; tre minuti dopo Rafa Marín (16) sbaglia un passaggio lungo e Mouriño segna dopo dieci secondi. A Como il gol arriva due secondi dopo che un passaggio di Rrahmani (13), a dieci metri dalla porta, viene bloccato. L’eccezione è Venezia: Kike Pérez blocca un passaggio di Lucca (20) a 67 metri dalla porta di Meret e nove secondi dopo segna Adams.

I sei gol subiti dal Napoli in ripartenza: dove è stata persa la palla e quanti secondi sono passati fino al gol, da 2 a 14; cinque su sei a meno di 40 metri dalla porta.
Cinque dei sei gol in ripartenza nascono a meno di 40 metri dalla porta del Napoli; passano da 2 a 14 secondi dalla palla persa al gol.

Non è un difetto solo del Napoli. Anche il Bodø perde in media 79 palloni a partita, come il Napoli, e dopo una palla persa nel proprio terzo concede un tiro 22 volte su 100 (24 il Napoli). La differenza è che il Napoli, con quegli errori, ha già perso punti: a Como, a Firenze, a Villarreal e a Venezia. E il Bodø sa ripartire: quattro dei suoi dodici gol sono nati da una ripartenza, come quello di Mvuka a HamKam, partito da Berg (7).

Dal vivo, i dieci secondi dopo ogni palla persa del Napoli nella propria metà campo. Chi recupera, e dove sono in quel momento Hauge (10) e Blomberg (11).

Dove si incastrano gli schieramenti

Sulla lavagna abbiamo disegnato il 3-4-2-1 indicato dalle anteprime e il 4-4-2 che è l’assetto di base del Bodø. Il Napoli ha giocato con la difesa a quattro in sei partite su nove e a tre nelle ultime tre (Frosinone, Villarreal, Venezia): con la difesa a tre i quattro gol subiti sono stati tutti ripartenze, con la difesa a quattro due su sette. Sono campioni piccoli. Con la difesa a tre l’esterno destro è stato Di Lorenzo (Frosinone, Venezia) o Politano (Villarreal, con Di Lorenzo spostato a sinistra); l’esterno più alto, quasi un terzo attaccante, era Neres, che ora manca. Lang ha giocato a sinistra o da centravanti. Sulla lavagna ci sono tre punti di contatto.

Lavagna dei due schieramenti probabili, Napoli 3-4-2-1 e Bodø 4-4-2, con i numeri di maglia e tre punti di contatto: tre contro due dietro, la fascia destra del Napoli, quattro contro due in mezzo.
La lavagna dei due schieramenti probabili: una lettura, non un dato.

Nota. Questa è una lettura degli schieramenti probabili, non un dato misurato: le formazioni ufficiali possono cambiarla.

Sei giocatori da guardare

Tre giocatori per squadra raccontano dove può andare la partita. I numeri sono ogni 90 minuti e vengono da tutte le partite analizzate.

Sei giocatori da guardare, tre per squadra, con i numeri per 90 minuti: De Bruyne 3,3 passaggi chiave, Højlund 14 passaggi, Di Lorenzo saltato 0,2 volte, Hauge 65% di dribbling riusciti, Berg 5,8 recuperi, Helmersen un gol ogni 118 minuti.
Sei giocatori, tre per squadra, e il numero che li racconta.

De Bruyne (11) è quello che crea con più continuità: 3,3 passaggi chiave ogni 90 minuti, più del doppio di chiunque altro nel Napoli (tra chi ha giocato almeno 300 minuti). Ha cominciato dall’inizio cinque partite su nove; le altre quattro è entrato tra il 53′ e il 66′. Contro un 4-4-2 è quello che può ricevere dove i due centrocampisti non arrivano.

Højlund (19) non segna dal 5 settembre, sei partite. Tocca pochi palloni: 14 passaggi ogni 90 minuti, contro i 54 di De Bruyne, e vince il 42% dei duelli aerei. I centrali del Bodø ne vincono di più (Aleesami 6 su 9, Gundersen 9 su 14, Bjørtuft 11 su 20): il cross non è il terreno migliore per lui.

Di Lorenzo (22) e la fascia destra: Allegri ha detto che la scelta tra difesa a tre e a quattro è l’esterno destro. Di Lorenzo viene saltato 0,2 volte ogni 90 minuti, Politano (21) 1,1: con il primo il Napoli è più prudente, con il secondo più offensivo. Senza Neres, l’esterno più alto, la scelta è tra loro due.

Hauge (10) è il dribblatore del Bodø: 11 dribbling riusciti su 17 (65%), 3,3 tiri e 2,0 passaggi chiave ogni 90 minuti. Ha giocato dall’inizio solo quattro volte su sette; se parte, attacca dalla sinistra, cioè proprio sul lato in cui il Napoli ha l’esterno destro: è il duello da guardare.

Berg (7) è il capitano e il centrocampista davanti alla difesa: 5,8 recuperi ogni 90 minuti, il più alto del Bodø (2,9 nelle due partite europee). Knutsen ha detto che lo sta gestendo con la nazionale norvegese e che ne ha bisogno: dopo ogni palla persa del Napoli è il primo uomo da guardare.

Helmersen (9) ha segnato quattro gol in 473 minuti, uno ogni 118, ma tocca pochi palloni (13 passaggi ogni 90 minuti): con il Dortmund il 38% dei suoi tocchi è stato seguito da un intervento avversario, contro il 12% della squadra. Il duello è con Rrahmani (13), che vince il 67% dei duelli aerei (37 su 55).

Dove può decidersi la partita

Quattro posti, e uno dove i dati dicono di non cercare.

Non sui cross. Il Napoli ne tenta 18 a partita e uno su quattro arriva (163 in nove partite, 40 a segno). Il Bodø, in Europa, ne ha concessi 42 e solo 6 sono arrivati a un compagno (3 su 27 con il Dortmund, 3 su 15 con il Bayern). Højlund vince il 42% dei duelli aerei contro centrali che ne vincono più della metà.

Sulla sinistra del Napoli. Il 48% delle entrate avversarie nell’ultimo terzo del Napoli passa da lì, contro il 37% a destra: è il lato di Spinazzola, senza Alisson Santos. Sjøvold (20), il terzino destro del Bodø, è chi costruisce di più (86 passaggi ogni 90 minuti, 16,6 in avanti di almeno dieci metri) e gioca proprio su quel lato.

Sui calci piazzati. Il Bodø, difendendo basso, concede corner: 7,5 a partita in Europa contro 1,8 in campionato, e tre gol su undici subiti vengono da palla inattiva (Kane e Davies a Monaco, Alvheim con il Kristiansund). Il Napoli ne batte 5,4 a partita ma ne ha segnato solo due su 49.

Nel centro. È il punto 3 della lavagna: quattro contro due, se il Bodø gioca in 4-4-2.

Dove può decidersi Napoli–Bodø: non sui cross (6 arrivati su 42 contro il Bodø in Europa), sulla sinistra del Napoli (48% delle entrate avversarie), sui calci piazzati (7,5 corner a partita concessi dal Bodø in Europa), nel centro (4 contro 2).
Un posto dove non si vince, tre dove sì.

Se la partita cambia: uomini e assetto

Il primo gol e i cambi: per entrambe le squadre ci sono precedenti.

Se segna il Napoli, tende a cedere il pallone: il 46% dei tocchi in vantaggio contro il 52% a punteggio pari, e 12 tocchi nell’ultimo terzo ogni dieci minuti contro 20. Con l’Inter, quando era avanti, è sceso al 22-28% dei tocchi e a Villarreal al 41%; con Bologna e Frosinone, due vittorie, è rimasto in media sopra il 50%. Il Bodø, quando insegue, sale: con il Brann, dal 68′ all’83′, 87% dei tocchi e blocco a 50 metri. Due gol del Napoli (Genoa 86′, Frosinone 93′) sono arrivati con l’avversario che inseguiva.

Se segna il Bodø, si abbassa: con il Dortmund, blocco a 14 metri e 36% dei tocchi (in campionato, passando in vantaggio, scende da 46 a 38 metri). Il Napoli attacca a ondate, come a Venezia: 74% dei tocchi e venti tiri in 46 minuti, senza segnare.

Se segna prima il Napoli, cede il pallone (46% dei tocchi) e il Bodø sale; se segna prima il Bodø, si abbassa a 14 metri e il Napoli attacca a ondate; i cambi di Allegri arrivano tra il 53′ e il 65′, quelli di Knutsen tra il 60′ e il 77′.
Due copioni e i cambi: cosa è successo nelle partite già giocate.

Allegri cambia per la prima volta tra il 53′ e il 65′ in sette partite su nove, spesso in blocco: a Venezia, al 53′, Højlund, Alisson Santos e De Bruyne insieme, al 62′ Politano per Beukema, cioè da tre a quattro dietro. Senza Alisson Santos, Neres e Vergara, scrive il Corriere dello Sport, il Napoli ha meno giocatori «capaci di cambiare ritmo».

Knutsen cambia più tardi, con il primo cambio non forzato tra il 60′ e il 77′, e dalla panchina arrivano Brynhildsen (17), Saltnes (14) e Mvuka (22). Con il Kristiansund Helmersen è entrato al 75′ e ha segnato al 78′. Il Bodø ha preso quattro gol su undici dopo il 75′: Monaco tre volte, Sandefjord al 90′.

I cinque segnali da guardare martedì

I cinque segnali da guardare in Napoli–Bodø/Glimt: dove sono gli attaccanti del Bodø quando il Napoli costruisce, cosa fa il portiere, i dieci secondi dopo ogni palla persa, chi gioca a destra nel Napoli, il primo gol e il cambio del 60′.
Cinque segnali per leggere la partita mentre si gioca.

Due Bodø, due problemi

Il Bodø in Europa è stato due squadre: una che preme e comanda, una che aspetta e difende basso. Il Napoli ha già pagato un conto con ciascuna. Contro chi preme, ha lanciato e ha perso la palla nel proprio terzo; contro chi aspetta, la prima palla persa è diventata un gol. Le strade per vincere sono poche: non i cross, ma il centro, i calci piazzati e il lato sinistro da proteggere.

Non si sa quale Bodø arriverà al Maradona, ma si capisce nei primi dieci minuti: guardare dove stanno i suoi due attaccanti quando il Napoli costruisce dal basso.

Dopo la partita

Qui finisce il pre-match.

Dopo Napoli–Bodø/Glimt, il post-match tornerà sulle stesse domande per capire quale Bodø si è visto e dove il Napoli ha perso la palla.

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