Napoli–Roma, sabato 24 ottobre alle 18:00 al Maradona, è l’ottava giornata di Serie A. Il Napoli ha tre vittorie, un pareggio e tre sconfitte in campionato, e martedì ha battuto 4-3 il Bodø/Glimt in Champions League. La Roma ha cinque vittorie e due pareggi in sette partite, sedici gol fatti e tre subiti, e martedì ha battuto 4-0 lo Slovan Bratislava. Tutte e due hanno giocato martedì sera.
La Roma di Gasperini gioca quasi sempre con il 3-4-2-1 e preme in avanti. La domanda per il Napoli non è se lo farà, ma dove: una squadra che preme può farlo sul portiere e sui centrali, oppure sul centrocampo. Le otto partite della Roma dicono che sceglie il centrocampo. Qui cerchiamo di capire che cosa lascia libero e dove il Napoli può trovare spazio, e come riconoscerlo mentre si gioca.
Le notizie, a due giorni dalla partita
Le notizie vengono dalla stampa e sono aggiornate a giovedì 22 ottobre. Allegri parla venerdì alle 12:30; Gasperini non parlerà in conferenza, come l’anno scorso dopo le partite europee, quindi per la Roma le scelte si sapranno con le formazioni ufficiali, circa un’ora prima della partita.
La Roma ha quattro assenze e un dubbio. Svilar, che si è infortunato a un dito del piede, resta fuori almeno un mese: in porta c’è Gollini (95), che ha giocato con Genoa e Slovan. Pellegrini (7), uscito con lo Slovan, ha una lesione di alto grado al semitendinoso della coscia destra: il club ha comunicato gli esami giovedì e lo stop dovrebbe durare da un mese e mezzo a due mesi. Mancano anche Koné (17) e Dybala (21), il cui rientro è slittato. Il dubbio è Cristante (4), tornato in gruppo con una fasciatura al ginocchio sinistro. Per Gonfia la Rete davanti giocheranno Mora (86) e Soulé (18) dietro Malen (14), con Pisilli (61) e de Roon (15) a centrocampo e Wesley (43) e Lulli (77) sugli esterni; il Corriere dello Sport scrive invece Mora a sinistra, Soulé a destra, Malen al centro e Castro (9) alle loro spalle.
Nel Napoli mancano Alisson Santos (lesione di medio grado al bicipite femorale), Neres e Buongiorno. Vergara (26) si è allenato giovedì con il gruppo: sarà convocato ma, secondo il Corriere dello Sport, partirà dalla panchina. Allegri pensa ad almeno tre cambi rispetto a martedì: Lobotka (68) in regia, Badiashile (5) in difesa, Olivera (17) a sinistra; in attacco, secondo AreaNapoli, Giovane (23) è in vantaggio su Lang (70). Dopo la Roma il Napoli gioca a Monza mercoledì 28, poi con Juventus, Porto e Lazio fino all’8 novembre: per questo le rotazioni.
Il modulo resta una domanda. Contro il Bodø De Bruyne (11) ha giocato davanti alla difesa e, scrive la Gazzetta, si è abbassato spesso tra i difensori per ricevere; ora il Corriere dello Sport dà Lobotka in regia, e resta da capire dove giocherà De Bruyne. Per questo la lavagna di questo articolo è una lettura, non un dato.
Campione dati. L’analisi usa le otto partite della Roma (sette di Serie A e quella di martedì con lo Slovan, contro avversarie molto diverse) e le dieci del Napoli (sette di Serie A e tre di Champions League). Manca la partita di Champions della Roma con il Real Madrid. Sono pochi dati: indicano un comportamento, non una regola.
Un pressing che non cambia nel tempo
Il pressing si misura con il PPDA, quanti passaggi lasci fare all’avversario prima di intervenire: più il numero è basso, più la squadra aggredisce. La Roma è tra 7,0 e 12,0 in sette partite su otto, anche contro Atalanta (9,2) e Inter (9,5); fa eccezione Como, 17,0. Il Napoli, in dieci partite, è tra 10,4 e 21,1.
La differenza si vede anche nel tempo. Con le partite messe insieme, la Roma resta tra 9,2 e 12,0 ogni quarto d’ora, dal primo all’ultimo. Il Napoli parte a 20,2, scende a 15,6, poi a 12,5 prima dell’intervallo e chiude a 11,1: ci mette mezz’ora ad arrivare dove la Roma è dal primo minuto.
Dal vivo questo vuol dire guardare il primo quarto d’ora: se il Napoli non sale subito, la Roma comanda il centrocampo; se invece comincia a pressare come negli ultimi minuti delle sue partite, la partita parte alla pari.
Preme a metà campo, non sul portiere
Il PPDA dice quanto, non dove. Per capire dove abbiamo misurato i palloni avversari seguiti da un intervento entro 6 secondi e 10 metri, in ciascun terzo di campo. Nel terzo difensivo avversario, cioè la costruzione dal basso, la Roma interviene sul 6,0% dei palloni, quasi come il Napoli (5,2%). Nel centro di quel terzo, dove giocano i centrali, 9 palloni su 577: l’1,6%. La Roma non va sui centrali né sul portiere. Infatti in sei delle sette partite per cui abbiamo il dato, il portiere avversario ha giocato lungo tra il 54% e il 76% dei passaggi; l’eccezione è Como, 19%. È la zona in cui, contro il Bodø, De Bruyne (11) si è abbassato spesso a ricevere, scrive la Gazzetta: stando alle abitudini della Roma, lì sarebbe lasciato libero.
A metà campo cambia: la Roma interviene sul 12,8% dei palloni avversari, il Napoli sul 7,2%. Nei trequarti, 22,4% contro 15,1%.
Il confronto ha un limite: le avversarie sono diverse. Ma il dato regge partita per partita: a metà campo la Roma supera il 10% in sette partite su otto, il Napoli in due su dieci. E regge contro avversarie forti: 14,8% con l’Atalanta, 10,5% con l’Inter.
L’eccezione è Como, e dice dove la Roma soffre. A Como, 0-0, la Roma ha avuto il 35% dei passaggi, ha difeso a 26 metri e ha tirato 9 volte contro 19; a metà campo ha pressato l’8,9% dei palloni, il valore più basso. Contro l’Inter, avanti 2-0 all’intervallo, ha subito 16 tiri in tutta la partita e due gol nella ripresa. Le due partite in cui ha sofferto di più sono quelle contro chi esce palla a terra o la pressa a sua volta: il Napoli, a seconda del giorno, è entrambe le cose.
Chi riceve, chi preme
A metà campo la Roma non preme tutti allo stesso modo. Dei palloni che i giocatori del Napoli hanno toccato nel terzo centrale, quelli seguiti da un intervento avversario sono il 31% per Højlund (19), 24 su 77, il 16% per Politano (21), il 12% per McTominay (8) e Lang (70), il 5% per De Bruyne (11) e il 4% per Lobotka (68). Chi riceve spalle alla porta è chi viene chiuso per primo; chi riceve girato, tra le linee, lo è molto meno. Sono medie contro dieci avversarie diverse: con una Roma che interviene quasi il doppio ci si aspetta una percentuale più alta per tutti.
Dall’altra parte, chi interviene a metà campo nella Roma è prima di tutto un difensore: Hermoso (22), 29 interventi in otto partite, più di Lulli (77), 23, e di Cristante (4) e de Roon (15), 21 a testa. In una linea a tre è comune che un centrale esca a seguire chi riceve. I dati dicono chi interviene, non chi segue chi: che sia una marcatura a uomo è un’ipotesi, da verificare dal vivo.
Il prezzo della palla persa
Se la Roma preme a metà campo e il Napoli perde il pallone lì, il recupero avviene vicino alla porta del Napoli. La Roma recupera 40,9 palloni a partita nella metà campo avversaria, il Napoli 26,0; dopo un recupero alto la Roma tira entro 10 secondi 29 volte su 327 (uno ogni undici), il Napoli 18 su 260 (uno ogni quattordici).
Il costo del proprio errore è più basso per la Roma. Dopo una palla persa nel proprio terzo di campo, in otto partite, ha concesso un tiro 3 volte su 185; il Napoli, in dieci, 19 volte su 268. Non è un duello diretto: sono avversari diversi. Ma è un’abitudine, e a metà campo, contro questa Roma, il primo errore del Napoli costa più di quello della Roma.
Dove si incastrano gli schieramenti
Sulla lavagna abbiamo disegnato il 3-4-2-1 della Roma e il Napoli con la difesa a quattro e il 4-3-3 di martedì, con De Bruyne davanti alla difesa. Avvertenza: per il Bodø avevamo disegnato la difesa a tre e il Napoli ha giocato a quattro. Se anche stavolta Allegri sceglie la difesa a tre, i due schieramenti si specchiano: tre contro tre dietro, esterno contro esterno, trequartista contro mediano. A quel punto ogni giocatore ha un riferimento diretto e la partita si decide sui duelli, o su chi si libera con un movimento senza palla.
Con la difesa a quattro i punti di contatto sono tre, e vengono dai dati di questo articolo.
Nota. Questa è una lettura degli schieramenti probabili, non un dato misurato: le formazioni ufficiali possono cambiarla.
Sei giocatori da guardare
Tre giocatori per squadra raccontano dove può andare la partita. I numeri sono ogni 90 minuti, o per numero di palloni, e vengono da tutte le partite analizzate.
Malen (14) ha segnato 7 dei 20 gol della Roma, tre alla Fiorentina, due al Lecce, uno al Torino e uno allo Slovan, con 4,9 tiri ogni 90 minuti (27 in 498 minuti). Tocca pochi palloni, 16 passaggi ogni 90 minuti: con Dybala fuori, è il riferimento davanti, e il Napoli deve controllare la profondità alle spalle della sua linea.
Wesley (43) è l’esterno di sinistra della Roma, dunque dal lato di Di Lorenzo (22) e Politano (21). Fa 2,8 passaggi chiave ogni 90 minuti (16 in 511 minuti): senza Dybala (3,8) è il più alto della Roma.
Hermoso (22) è il difensore centrale con più interventi a metà campo, 29: è il giocatore da guardare quando Højlund (19) scende a ricevere. Vince il 62% dei duelli aerei (13 su 21). Ha segnato due gol, con l’Atalanta all’89′ e con lo Slovan.
De Bruyne (11) fa 3,7 passaggi chiave ogni 90 minuti (29 in 703), il doppio di chiunque altro nel Napoli tra chi ha giocato almeno 300 minuti. A metà campo è pressato il 5% delle volte (11 su 213), nella propria area il 12,5% (6 su 48): contro il Bodø ha giocato davanti alla difesa e si è abbassato spesso tra i centrali, dove la Roma non va; appena riceve a metà campo, però, il pressing che trova sarebbe quasi il doppio del solito (12,8% contro 7,0%).
Højlund (19) ha segnato due gol in 721 minuti e tocca pochi palloni, 13 passaggi ogni 90 minuti. A metà campo il 31% dei suoi palloni è seguito da un intervento (24 su 77), il valore più alto tra chi ne ha almeno 75. Vince il 41% dei duelli aerei (12 su 29): il lancio lungo non è il suo terreno.
Lobotka (68) è il giocatore che apre il gioco, e nella propria area è pressato il 17% delle volte (16 su 92), il valore più alto tra chi ha almeno 60 tocchi: Rrahmani (13) l’1%. Il Corriere dello Sport lo dà in regia: è il primo bersaglio possibile della Roma sui palloni in costruzione.
Dove può decidersi la partita
Quattro posti, e uno dove i dati dicono di non cercare.
Non nel gioco aereo. Højlund vince il 41% dei duelli aerei; i centrali della Roma tra il 60% e il 68% (Ndicka 68%, Balerdi 67%, Hermoso 62%, Mancini 60%). Se il Napoli, pressato, va lungo dal portiere, il pallone finisce quasi sempre a loro.
Sui corner. Il 21% dei tiri del Napoli (32 su 151) nasce da un corner, e il 20% di quelli concessi dalla Roma (15 su 75). Il Napoli ne ha trasformati due, la Roma ne ha subito uno.
Subito dopo l’intervallo. Nessun gol subito dalla Roma nel primo tempo, in otto partite; due dei tre subiti sono arrivati al 46′ (Lautaro Martínez, con l’Inter) e al 47′ (Éderson, con l’Atalanta). Il terzo è il secondo di Lautaro, al 79′. Sono pochi casi, ma sono i minuti in cui la Roma, avanti o in parità, rientra in campo.
Nel finale. Dopo l’85′ la Roma ha segnato quattro gol (Pisilli 86′ e 93′, Hermoso 89′, Soulé 93′) e non ne ha subiti; il Napoli ne ha segnati tre (Vergara a Genova, De Bruyne con il Frosinone, un’autorete del Bodø) e ne ha subiti tre (Inter, Villarreal, Bodø).
Se la partita cambia: uomini e assetto
Il primo gol e i cambi: per entrambe le squadre ci sono precedenti. La Roma ha segnato per prima in sei partite su sette in cui è stato segnato un gol; il Napoli in sette su dieci.
Se segna il Napoli, tende a cedere il pallone: nella stessa partita, tra punteggio pari e vantaggio, ha perso in media 10 punti di quota di tocchi, e tra 10 e 19 in cinque partite su sette (Inter -19, Villarreal -18, Fiorentina -13, Genoa -11, Bodø -10). Anche la Roma cala, ma meno: in media 3 punti, in quattro partite su cinque (con l’Inter di 10); sale solo con il Genoa. Quando è stata sotto, solo 43 minuti con l’Atalanta, ha avuto il 69% dei tocchi e 3,8 tiri ogni dieci minuti, ed è passata da 0-1 a 2-1 dopo l’89′.
Se segna la Roma, il Napoli attacca a ondate: in 222 minuti sotto nel punteggio ha avuto il 53% dei tocchi, a Venezia il 74% con venti tiri in 46 minuti, senza segnare.
Per i cambi, la Roma fa il primo tra il 47′ e il 64′. Dopo, in media, concede il doppio dei tiri: da 0,7 a 1,4 ogni dieci minuti. Non succede ogni volta: i tiri sono aumentati in quattro partite su otto, a Como da cinque a quattordici. Il Napoli cambia per la prima volta tra il 47′ e il 67′ e, dopo, concede meno tiri di prima (da 1,8 a 1,6). La finestra dal 47′ al 64′ è quella in cui il Napoli può trovare più spazio, se ci arriva con le forze fresche, ed è per questo che Allegri ruota: dopo la Roma ci sono Monza, Juventus, Porto e Lazio fino all’8 novembre. Nella Roma, Gollini (95), Balerdi (26) e Pisilli (61) hanno giocato quasi tutti i minuti di Genoa e Slovan.
I cinque segnali da guardare sabato
A metà campo, non sul portiere
La Roma preme dal primo all’ultimo minuto, ma non sul portiere né sui centrali: chiude il centrocampo, e va addosso a chi riceve spalle alla porta. Il Napoli ha già pagato conti simili: contro chi preme, il portiere lancia e la palla persa nella propria area costa tiri. Le strade sono poche: non il gioco aereo, ma il centro tra le linee, i corner e il finale.
Il segnale dei primi dieci minuti: guardare dove sta Hermoso (22) quando Højlund (19) scende a ricevere, e chi riceve il primo pallone dopo i centrali.