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SERIE A5ª giornata

Post-match · Match analysis

Fiorentina–Napoli 1-1: il valore cambia quando cambia il possesso.

Il Napoli domina la progressione organizzata, la Fiorentina trasforma meglio i cambi di possesso in territorio. Al Franchi l’1-1 nasce dall’incontro tra due modi diversi di creare vantaggio — e da episodi che ne cambiano il peso.

Match overview · due modi diversi di creare valore
Fiorentina–Napoli 1-1: panoramica della partita e origine dei due gol.
Il Napoli produce più possesso e progressione. La Fiorentina conclude di più e trasforma meglio i cambi di possesso. Anche i due gol nascono da origini opposte: palla inattiva e transizione offensiva.

Quattro numeri per leggere la partita.

37–23passaggi progressivi completati · Napoli–Fiorentina
48% vs 31%transizioni che raggiungono l’ultimo terzo · Fiorentina–Napoli
23/42ingressi del Napoli nell’ultimo terzo dal lato destro · 55%
38 · 21 · 0ricezioni Mastantuono · totali, ultimo terzo, area

Il Napoli ha avuto più pallone.

Ha completato più passaggi, prodotto più progressioni e trovato con maggiore continuità la strada verso la metà campo avversaria.

La Fiorentina ha avuto bisogno di meno costruzione.

Quando recuperava il pallone, riusciva più frequentemente a trasformare quel cambio di possesso in metri, ultimo terzo e conclusioni.

Ed è qui che Fiorentina–Napoli diventa più interessante del semplice 1-1.

Perché il risultato non è una fotografia perfetta di ciò che le due squadre hanno prodotto.

La traversa di Atta nasce da un rimpallo fortuito su un tentativo del Napoli di liberare l’area. Il pareggio di Jiménez arriva invece dentro una transizione ben costruita, ma diventa gol soltanto quando la deviazione di Rafa Marín cambia completamente la traiettoria di un tiro che sembrava gestibile.

Struttura ed episodio convivono.

La struttura spiega come si arriva alla situazione. L’episodio decide quanto quella situazione pesa sul risultato.

Il Napoli ha costruito più vantaggi attraverso il pallone. La Fiorentina ha saputo sfruttare meglio il momento in cui quel pallone cambiava squadra.
Metodo. I numeri riportati sono match-specifici e derivano dagli eventi della partita. Le letture su transizioni, ricezioni, ingressi nell’ultimo terzo e altezza delle azioni difensive descrivono questa gara; non vengono trattate come medie stagionali o giudizi definitivi sui singoli giocatori.

Il Napoli costruisce. La Fiorentina converte.

La fotografia generale sembra inizialmente raccontare una partita controllata dal Napoli.

Gli azzurri completano 588 passaggi contro 440, con una precisione dell’86,4% contro l’80,9%.

Anche quando si misura la capacità di avanzare attraverso il passaggio, il vantaggio è netto: 37 progressivi completati contro 23, per 720 metri guadagnati contro 518.

Il Napoli muove meglio il pallone. Lo porta avanti più spesso.

Ma quando l’azione entra nella zona in cui dovrebbe trasformarsi in pericolo, la distanza tra le due squadre quasi scompare.

Gli ingressi nell’ultimo terzo sono 42 per il Napoli e 43 per la Fiorentina. I tiri addirittura si ribaltano: 17 viola, 13 azzurri.

È qui che le transizioni spiegano qualcosa che il semplice volume di possesso non riesce a mostrare.

La Fiorentina produce 83 transizioni offensive. Il 70% supera la metà campo, il 48% raggiunge l’ultimo terzo e il 16% arriva fino all’area.

Il Napoli ne produce 77. Solo il 47% supera la metà campo, il 31% arriva nell’ultimo terzo e appena il 4% entra in area.

Il numero dei cambi di possesso è simile. La loro resa no.

Il Napoli ha bisogno di costruire il vantaggio attraverso la circolazione. La Fiorentina riesce più spesso a trovarlo già dentro il cambio di possesso.

Progressione delle transizioni offensive di Fiorentina e Napoli.
Fiorentina e Napoli producono un numero simile di transizioni offensive, ma la Fiorentina le trasforma molto più frequentemente in avanzamento: il 48% raggiunge l’ultimo terzo e il 16% arriva in area.

Il pareggio nasce esattamente lì

L’1-1 è forse la sequenza che rappresenta meglio questa differenza.

La Fiorentina ha appena attaccato. Mastantuono conclude, Milinković-Savić respinge e il Napoli sembra aver superato il momento più pericoloso.

Ma non riesce davvero a uscire. Il pallone cambia nuovamente proprietario.

La Fiorentina recupera e torna immediatamente ad attaccare, prima che il Napoli possa ricomporre le distanze.

La nuova sequenza viene classificata come transizione offensiva nata da un turnover avversario e si sviluppa in appena quattro secondi.

Tatticamente, il valore dell’azione è tutto qui: la Fiorentina riconquista e attacca una struttura ancora aperta.

Ma il gol racconta anche qualcos’altro.

Jiménez conclude da fuori area con un tiro che sembra gestibile. Rafa Marín prova a intervenire e la sua deviazione cambia completamente la traiettoria, mettendo fuori causa Milinković-Savić.

La Fiorentina produce il contesto del gol. La deviazione lo trasforma nell’1-1.

La stessa cautela serve per leggere la traversa di Atta nel primo tempo: nasce da un rimpallo fortuito mentre il Napoli prova a liberare l’area.

I 17 tiri viola sono reali. Non tutti raccontano però la stessa qualità di attacco.

Sequenza della transizione offensiva che porta al gol di Jiménez.
Il pareggio arriva da una nuova transizione offensiva immediatamente successiva alla prima conclusione viola. La Fiorentina recupera e torna ad attaccare prima che il Napoli possa ricomporsi; la deviazione di Rafa Marín trasforma poi il tiro di Jiménez in gol.

Il Napoli costruisce a destra per liberare il lato opposto

Se le transizioni sono il territorio nel quale la Fiorentina trova più facilmente vantaggio, il possesso organizzato rimane quello del Napoli.

E la direzione della costruzione azzurra è molto chiara.

Dei 42 ingressi nell’ultimo terzo, 23 arrivano dal corridoio destro: il 55% del totale.

Soltanto 13 arrivano da sinistra e 6 centralmente.

Anche la rete dei passaggi del primo tempo segue la stessa logica: la connessione più frequente è Di Lorenzo–Politano, con 20 combinazioni.

Alle loro spalle Gilmour e Lobotka garantiscono continuamente una nuova linea di passaggio e permettono al Napoli di ricominciare senza perdere il controllo.

Ma costruire prevalentemente a destra non significa voler necessariamente terminare l’azione da quella parte.

Quel lato serve anche per attirare la Fiorentina. Quando il Napoli riesce a muovere abbastanza la struttura viola e trasferire poi il pallone sul lato opposto, trova alcune delle situazioni migliori della propria partita.

Distribuzione degli ingressi del Napoli nell'ultimo terzo contro la Fiorentina.
Più della metà degli ingressi del Napoli nell’ultimo terzo arriva dal lato destro. La catena Di Lorenzo–Politano rappresenta il principale punto di avanzamento azzurro.

Olivera diventa l’uomo che arriva dopo

È in questo contesto che la partita di Olivera assume un significato diverso.

Non come versione più prudente di ciò che avrebbe potuto offrire Spinazzola, ma come interprete di un vantaggio costruito altrove.

Olivera riceve 43 volte. Undici di queste ricezioni arrivano nell’ultimo terzo e tre direttamente dentro l’area.

Partecipa inoltre a sette sequenze terminate con un tiro: quattro volte conclude, due serve direttamente il tiratore e una interviene nella giocata precedente.

Solo Mastantuono, con nove, è coinvolto in più sequenze di tiro nell’intera partita.

La grande doppia occasione del primo tempo rende evidente il meccanismo: il Napoli costruisce sulla destra, muove la Fiorentina e poi trova Olivera sul lato debole. Prima il legno, poi De Gea.

Anche i 22 cross azzurri raccontano una squadra che produce molto dal lato forte — Politano ne effettua nove — ma che può diventare più pericolosa quando riesce a completare il trasferimento sul lato opposto.

Il Napoli costruisce soprattutto a destra. Il vantaggio più pulito appare quando riesce a finire altrove.
Profilo delle ricezioni di Mathías Olivera contro la Fiorentina.
Olivera non vive soltanto nella prima costruzione: riceve undici volte nell’ultimo terzo e tre dentro l’area. Il Napoli lo trova soprattutto quando riesce a muovere la Fiorentina verso il lato opposto.

Mastantuono: fuori dall’area, dentro la partita

Mastantuono conferma uno dei temi principali del pre-match, ma lo fa in una forma leggermente diversa.

Contro il Venezia aveva ricevuto 30 volte: 15 nell’ultimo terzo e quattro dentro l’area.

Contro il Napoli il volume aumenta: 38 ricezioni, 21 nell’ultimo terzo, zero dentro l’area.

È probabilmente la fotografia più efficace della sua partita.

Il Napoli gli toglie la zona più vicina alla porta. Non gli toglie il gioco.

Mastantuono conclude con quattro tiri e quattro passaggi che portano direttamente a una conclusione. È coinvolto in nove sequenze terminate con un tiro. Nessun giocatore delle due squadre fa meglio.

La posizione rimane quella attesa: mezzo spazio destro, possibilità di ricevere dentro il campo e connessione costante con Jiménez.

Nel primo tempo Mastantuono–Jiménez produce 14 scambi, mentre Ndour–Mastantuono arriva a 15.

Gli azzurri gli tolgono l’area, non la partita.
Profilo delle ricezioni di Mastantuono contro il Napoli.
Reception profile. 38 ricezioni, 21 nell’ultimo terzo e nessuna dentro l’area.
Coinvolgimento di Mastantuono nelle sequenze concluse con un tiro.
Shot sequence involvement. Nove sequenze concluse con un tiro: quattro da tiratore e quattro attraverso l’ultimo passaggio.

Vanoli non aumenta la pressione. La porta dodici metri più avanti

La Fiorentina cambia dopo l’intervallo. Ma guardare soltanto il PPDA rischia di nascondere la parte più interessante.

Nel primo tempo il valore viola è 18,27. Nel secondo 17,30. Una differenza minima.

Non c’è quindi una Fiorentina che improvvisamente decide di pressare con una frequenza completamente diversa.

Cambia soprattutto dove prova a difendere.

L’altezza media delle azioni difensive passa da 38,1 metri nel primo tempo a 50,4 nella ripresa.

Più di dodici metri avanti.

Vanoli non aumenta tanto il volume della pressione. Sposta in avanti il punto dal quale vuole recuperare.

Il cambio Viery–Valdepeñas all’intervallo accompagna questa trasformazione e il pareggio arriva appena sei minuti dopo l’inizio della ripresa.

Il collegamento con le transizioni è diretto: recuperare dodici metri più avanti significa avere dodici metri in meno da percorrere per arrivare nella zona in cui l’azione può diventare pericolosa.

PPDA di Fiorentina e Napoli tra primo e secondo tempo.
Il PPDA viola cambia poco tra i due tempi: il cambiamento più importante non è quanto la Fiorentina pressa, ma dove prova a recuperare.
Densità delle azioni difensive nel primo tempo di Fiorentina–Napoli.
Primo tempo. Altezza media delle azioni difensive viola: 38,1 metri.
Densità delle azioni difensive nel secondo tempo di Fiorentina–Napoli.
Secondo tempo. La Fiorentina porta il proprio blocco a 50,4 metri.

Il Napoli ritrova il controllo. E questa volta arriva anche vicino al gol

Il pareggio non cambia definitivamente la direzione della partita.

Dopo la fase migliore della Fiorentina, il Napoli torna progressivamente a comandare il pallone.

Tra il 65’ e l’80’ la circolazione diventa nettamente azzurra: oltre cento passaggi del Napoli contro poco più di venti della Fiorentina.

Allegri aveva già cambiato il fronte offensivo. Al 58’ Neres e Lucca prendono il posto di Lang e Højlund. Poco dopo Favasuli sostituisce Politano.

È soprattutto Neres a cambiare la qualità dell’ultima giocata.

Al 76’ arriva davanti a De Gea e trova la risposta del portiere. Tre minuti più tardi costruisce ancora lui l’azione che porta Favasuli a concludere da distanza ravvicinata.

Ancora De Gea.

Per gran parte della partita il Napoli aveva cercato di muovere la Fiorentina abbastanza da trovare il giocatore libero.

Nel finale finalmente ci riesce con maggiore pulizia.

Il problema del Napoli non è stato semplicemente arrivare. È stato dare continuità tra tutto ciò che costruiva prima e ciò che riusciva a produrre una volta arrivato davanti.

A tutta questa costruzione manca ancora un destinatario?

I numeri rendono difficile sostenere che il Napoli abbia avuto problemi nel portare avanti il pallone.

588 passaggi. 37 progressivi completati. 42 ingressi nell’ultimo terzo.

Gilmour e Lobotka offrono continuamente una nuova linea di passaggio e permettono alla struttura di conservare il possesso anche quando la prima soluzione viene chiusa.

Il contrasto emerge più avanti.

Højlund lascia il campo al 58’ con 7 passaggi tentati, 3 completati e 1 tiro.

Sono numeri da trattare con cautela.

Un centravanti può essere utile anche senza ricevere molto: può fissare i centrali, attaccare la profondità, creare spazio e permettere ai compagni di ricevere meglio.

Una sola partita non basta quindi per trasformare questi dati in una sentenza sul giocatore.

Dentro questa specifica prestazione, però, la distanza tra la costruzione collettiva e la partecipazione del numero nove rimane evidente.

Molte delle situazioni più pericolose arrivano da altri interpreti: Olivera sul lato debole, Gilmour che attacca il corner, Neres che entra nell’area, Favasuli sul pallone di Neres.

Chi deve trasformare in conclusione tutto il vantaggio che il Napoli costruisce prima?

Per ora le risposte arrivano soprattutto dalle corsie e dagli inserimenti. Il terminale centrale rimane meno presente.

È un tema da seguire. Non ancora una conclusione definitiva.

Due gol, due modi opposti di arrivarci

Anche le due reti raccontano la stessa partita.

Il vantaggio del Napoli nasce da palla inattiva.

Corner di Politano. Inserimento di Gilmour. Conclusione al volo.

Una situazione preparata: Gilmour ha spiegato dopo la gara che lo schema era stato provato in allenamento, motivo per cui la celebrazione si sposta immediatamente verso Marco Landucci e la panchina.

Il pareggio appartiene invece al mondo opposto.

Cambio di possesso. Recupero. Accelerazione immediata. Conclusione prima che il Napoli possa ritrovare ordine.

Poi interviene l’episodio: la deviazione di Rafa Marín trasforma un tiro apparentemente gestibile nel gol dell’1-1.

Una rete nasce da una situazione preparata. L’altra da un momento nel quale il controllo si rompe.

Il valore cambia quando cambia il possesso

Fiorentina–Napoli non è stata equilibrata perché le due squadre hanno fatto le stesse cose con la stessa efficacia.

È stata equilibrata perché hanno prodotto vantaggio in modi differenti.

Il Napoli ha controllato meglio il possesso organizzato.

Ha completato più passaggi, avanzato più frequentemente attraverso la circolazione e costruito soprattutto sulla destra per provare poi a trovare il giocatore libero sul lato opposto.

La Fiorentina ha avuto bisogno di meno costruzione.

Quando il pallone cambiava squadra, avanzava più rapidamente e trasformava una quota molto maggiore delle proprie transizioni in accessi all’ultimo terzo e all’area.

Il pareggio nasce esattamente lì. Da un turnover.

Poi entra in scena la parte meno controllabile del calcio: la deviazione di Rafa Marín.

Nel finale il Napoli riesce comunque a produrre alcune delle situazioni più pulite della propria partita, ma De Gea ferma Neres e Favasuli.

L’1-1 rimane così sospeso tra ciò che le strutture hanno creato e ciò che gli episodi hanno deciso.

Per la Fiorentina resta un’indicazione chiara: non ha bisogno di controllare il pallone per poter controllare il pericolo. A volte le basta riconoscere il momento in cui cambia proprietario.

Per il Napoli rimane una domanda diversa.

Non come arrivare davanti. Ci arriva.

Come dare più peso a tutto ciò che costruisce una volta arrivato lì.
Dal pre-match al post-match

La partita ha risposto ad alcune delle domande della vigilia.

La Fiorentina ha alternato i modi di uscire e Mastantuono è rimasto centrale senza ricevere in area. Il post-match aggiunge però il tema decisivo: quanto valore nasce quando il possesso cambia squadra.

Rileggi il pre-match Torna al Lab