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SERIE A5ª giornata

Pre-match · Opponent scouting

Fiorentina–Napoli: la partita comincia dopo la prima pressione.

Vanoli ha mostrato due modi quasi opposti di far avanzare la Fiorentina. Il principio, però, resta lo stesso: superare la prima linea nel modo più conveniente e trasformare quell’uscita in un vantaggio. Per il Napoli il problema non sarà soltanto decidere dove pressare. Sarà impedire alla Fiorentina di dare valore al pallone una volta superata la pressione.

Build-up · due modi di superare la prima linea
Confronto tra la costruzione della Fiorentina contro Pisa e Venezia: possesso più paziente contro Pisa e utilizzo molto più frequente del gioco lungo immediato contro Venezia.
Contro Pisa la Fiorentina costruisce più a lungo; contro Venezia accorcia la prima fase e usa spesso il lungo. Cambia il percorso, non l’obiettivo: portare il pallone oltre la prima pressione.

Quattro numeri per leggere la sfida.

53%build-up viola che parte subito lungo vs Venezia
446 mprogressione di De Gea con i passaggi vs Venezia
15/30ricezioni di Mastantuono nell’ultimo terzo vs Venezia
28,86→14,90PPDA Fiorentina 1H→2H nel precedente

Due partite sono ancora poche per definire completamente la Fiorentina di Paolo Vanoli.

Sono però sufficienti per mettere alla prova una prima ipotesi.

Contro il Venezia la Fiorentina ha accettato spesso di andare oltre la prima pressione con una soluzione diretta. Quattro giorni dopo, contro il Pisa, ha fatto quasi l’opposto: possesso prolungato, costruzione paziente, oltre seicento passaggi.

Due partite, due percorsi molto diversi per arrivare nella metà campo avversaria.

È forse questa la prima indicazione importante in vista del Napoli.

Vanoli non sembra cercare una sola forma di costruzione. Cerca il modo più conveniente per portare il pallone oltre il primo ostacolo.

Ed è proprio lì che la partita della Fiorentina comincia a diventare interessante.

Campione analizzato. La lettura utilizza le prime quattro giornate di Serie A della Fiorentina, le due partite del nuovo ciclo Vanoli contro Venezia e Pisa e alcuni riferimenti della Fiorentina allenata dallo stesso tecnico nel 2025/26, compreso il precedente contro il Napoli. Per la squadra di Allegri, Napoli–Bologna è il riferimento più recente. I numeri associati alle singole figure sono match-specifici e non medie stagionali.

Due modi per uscire, lo stesso obiettivo

La differenza tra Venezia e Pisa si vede già nelle prime sequenze di possesso.

Contro il Venezia la Fiorentina costruisce 19 volte dalla propria zona bassa.

Soltanto 8 sequenze, il 42%, raggiungono la metà campo avversaria. Due arrivano direttamente nell’ultimo terzo.

Ma il dato che racconta meglio la partita è un altro.

Quelle sequenze durano in media appena 2,7 secondi, contengono 1,4 passaggi completati e in 10 casi su 19, il 53%, iniziano direttamente con una soluzione lunga.

Contro il Pisa la fotografia cambia quasi completamente.

Le sequenze di costruzione diventano 15. Dieci, il 67%, raggiungono la metà campo avversaria.

La durata media sale a 7,2 secondi, i passaggi completati a 3,2 per sequenza e soltanto il 13% delle partenze utilizza immediatamente il lungo.

La Fiorentina questa volta può costruire.

E costruisce.

Build-up progression Fiorentina contro Pisa.
Contro Pisa. Possessi più lunghi, più passaggi nella prima fase e il 67% delle sequenze che raggiunge la metà campo avversaria.
Build-up progression Fiorentina contro Venezia.
Contro Venezia. La prima fase si accorcia e il 53% delle sequenze inizia direttamente con una soluzione lunga.

Per questo chiedersi se la Fiorentina di Vanoli sia una squadra corta o diretta rischia di portare fuori strada.

Può essere entrambe le cose.

La scelta dipende da ciò che trova davanti.

Ed è una distinzione importante per il Napoli, perché una pressione alta non garantisce necessariamente di impedire alla Fiorentina di avanzare.

Può semplicemente convincerla a scegliere un’altra strada.

La partita di Venezia mostra quanto questa alternativa possa essere estrema.

La Fiorentina completa 33 passaggi progressivi su 60 tentati, per 887 metri complessivi di avanzamento.

Il giocatore che produce più metri non è Fagioli.

È David de Gea.

Il portiere completa 9 passaggi progressivi su 16, per 446 metri.

Passaggi progressivi di Venezia–Fiorentina, con De Gea principale progressore viola.
A Venezia De Gea è il principale progressore della Fiorentina: 9 passaggi progressivi completati e 446 metri guadagnati. Se la prima costruzione viene chiusa, Vanoli può scegliere di saltarla.

Questo non trasforma De Gea nel regista della squadra.

Dice qualcosa di più utile: la Fiorentina non è obbligata a risolvere ogni pressione attraverso il centrocampo.

Fagioli rimane importante quando il possesso viene consolidato. Contro Venezia tenta 60 passaggi ed è uno dei riferimenti attraverso cui la squadra può riorganizzare l’azione una volta avanzata.

Ma contro il Pisa non parte titolare e la Fiorentina supera comunque i 600 passaggi, costruendo attraverso Pongračić, Ndour e Inao Oulaï.

Isolare Fagioli, quindi, non equivale automaticamente a fermare la costruzione.

Il problema vero arriva subito dopo.

Una volta superata la prima linea, chi riceve il pallone? E soprattutto: dove?

La partita cambia quando il pallone arriva a Mastantuono

Contro il Venezia la risposta è soprattutto Franco Mastantuono.

Riceve il pallone 30 volte.

Quindici ricezioni arrivano nell’ultimo terzo. Quattro direttamente dentro l’area.

A servirlo sono nove compagni diversi.

Ma è la posizione, ancora più del volume, a rendere il dato interessante.

Mastantuono non vive semplicemente sulla linea laterale. Cerca spesso la zona interna, nel mezzo spazio destro, abbastanza alta da poter ricevere già orientato verso la porta.

Profilo delle ricezioni di Franco Mastantuono contro Venezia.
Metà delle ricezioni di Mastantuono contro Venezia arrivano nell’ultimo terzo. La zona più interessante è interna, nel mezzo spazio destro: abbastanza vicina alla porta da permettergli di tirare o creare per un compagno.

La possibile struttura scelta contro il Napoli può favorire ulteriormente questo tipo di movimento.

Mastantuono e Njie sono indicati alle spalle della prima punta, con Beto favorito su Pellegrino. Più che due ali obbligate a rimanere larghe, due giocatori che possono muoversi intorno al riferimento centrale.

Per Mastantuono significa poter tornare precisamente nel corridoio trovato contro Venezia.

E quando riceve lì, il suo contributo non si limita alla conclusione.

Nella stessa partita partecipa a 13 sequenze che terminano con un tiro.

Otto volte è lui a concludere. Quattro volte serve direttamente il tiratore. In un’altra azione interviene nel passaggio precedente all’assist.

Coinvolgimento di Mastantuono nelle sequenze che terminano con un tiro contro Venezia.
Mastantuono non è soltanto il finalizzatore della Fiorentina: contro Venezia partecipa a 13 sequenze concluse con un tiro, otto come tiratore e cinque nella costruzione dell’occasione.

La tripletta può essere episodica.

La funzione molto meno.

Per il Napoli la priorità non dovrebbe quindi essere soltanto fermarlo quando entra nell’uno contro uno.

A quel punto il vantaggio viola potrebbe essere già stato creato.

Il problema è impedirgli di ricevere pulito, dentro il campo e già rivolto verso la porta.

È qui che la prima pressione cambia significato.

Se il Napoli sale e la Fiorentina riesce comunque a portare il pallone oltre quella linea, Mastantuono può ricevere con più spazio davanti.

Se invece gli azzurri proteggono prima quella zona, Vanoli può essere costretto a trovare valore altrove.

La domanda quindi non è soltanto se il Napoli riuscirà a pressare bene.

È che cosa lascerà libero mentre pressa.

Sul lato sinistro del Napoli si incontrano due partite

La zona preferita da Mastantuono porta direttamente sul lato sinistro del Napoli.

Ed è un lato sul quale la formazione può ancora cambiare.

Spinazzola ha accusato una lieve contrattura e Olivera è indicato come possibile alternativa. Più avanti rimane aperta anche la scelta tra Vergara e Lang.

Per questo il punto non dovrebbe essere costruito intorno a un singolo interprete.

Il problema tattico rimane riconoscibile comunque.

Da quella parte il Napoli deve contemporaneamente attaccare e proteggere la zona nella quale Mastantuono cerca di ricevere.

Con un terzino più aggressivo il rischio può aumentare alle sue spalle. Con Olivera l’equilibrio potrebbe diventare più prudente, ma non elimina il dilemma.

Perché la stessa fascia può diventare anche un’opportunità per Allegri.

Se il Napoli riesce a costringere Mastantuono a rincorrere più indietro, la Fiorentina perde metri di partenza del giocatore che ha prodotto più connessioni offensive nelle partite analizzate.

Se invece perde il pallone quando quel lato è già aperto, può offrirgli esattamente la ricezione che cerca.

La stessa zona può produrre vantaggio per entrambe le squadre. E molto dipenderà non dal primo possesso, ma dal momento immediatamente successivo alla sua perdita.

Anche per il Napoli, superare la pressione è solo il primo passo

Napoli–Bologna ha mostrato qualcosa che si collega bene allo stesso tema.

Nel primo tempo il Napoli muove molto il pallone, ma conclude soltanto quattro volte.

Nella ripresa i tiri diventano undici.

Non cambia semplicemente la quantità di possesso.

Cambia ciò che la squadra riesce a fare dopo essere arrivata nella zona alta.

Il gol di Lobotka lo racconta bene.

L’azione nasce da un possesso consolidato, non da una transizione. Il Napoli porta il Bologna da una parte, combina sul lato destro, arriva sul fondo e trova il pallone all’indietro.

Lobotka attacca dalla seconda linea.

Il primo ingresso non produce immediatamente la conclusione.

Serve a spostare la difesa. A costringerla a reagire. A creare la situazione successiva.

Il primo vantaggio può essere soltanto il modo per costruire il secondo.

È un principio importante anche contro la Fiorentina.

Se Vanoli sceglie di difendere più basso in alcune fasi, entrare nell’ultimo terzo non basterà necessariamente al Napoli per considerare riuscita l’azione.

Dovrà dare continuità al possesso. Cambiare lato. Muovere il blocco. Trovare un uomo oltre la pressione successiva.

Anche per questo l’eventuale presenza contemporanea di Gilmour e Lobotka, con De Bruyne più libero davanti, sarebbe interessante.

Non tanto perché definisca una formazione migliore di un’altra.

Ma perché offrirebbe funzioni differenti dentro la stessa sequenza.

Gilmour può aiutare il primo possesso.

Lobotka può muoversi per dare continuità una volta superata la prima linea.

De Bruyne può cercare la giocata che cambia velocità all’azione.

In altre parole, il Napoli potrebbe provare a costruire la stessa sequenza che la partita gli chiederà di difendere dall’altra parte:

uscire → consolidare → accelerare.

Vanoli non deve pressare sempre per pressare forte

Il precedente dello scorso gennaio aggiunge un altro livello.

Il Napoli aveva già affrontato una Fiorentina allenata da Vanoli.

Finì 2–1 per gli azzurri.

Ma il dato interessante oggi è soprattutto il modo in cui la Fiorentina modificò il proprio comportamento senza palla durante la partita.

Nel primo tempo il suo PPDA era 28,86.

Nella ripresa scese a 14,90.

Più il valore è basso, meno passaggi vengono concessi all’avversario prima di un intervento difensivo.

La Fiorentina, quindi, diventò sensibilmente più aggressiva dopo l’intervallo.

PPDA di Napoli e Fiorentina nel precedente del 2025/26, con la Fiorentina molto più aggressiva nella ripresa.
Nel precedente di gennaio Vanoli cambia il livello di pressione durante la partita: PPDA 28,86 nel primo tempo, 14,90 nel secondo. La Fiorentina non deve necessariamente pressare alta dall’inizio per aumentare poi l’aggressività.

Anche l’altezza delle azioni difensive si spostò in avanti.

Non significa che domenica Vanoli ripeterà lo stesso piano.

Significa però che la pressione viola può essere situazionale.

La Fiorentina può aspettare.

Può concedere il primo passaggio.

Può lasciare che il pallone arrivi in una determinata zona e scegliere quello come momento per uscire.

E può cambiare aggressività durante la stessa partita.

Per il Napoli è un dettaglio importante.

La prima costruzione potrebbe sembrare libera senza esserlo davvero.

Il problema può arrivare sul passaggio successivo.

Ma anche qui il rischio contiene un’opportunità.

Quando la Fiorentina decide di saltare fuori, lascia inevitabilmente qualcosa alle proprie spalle.

Per questo superare la sua pressione non deve significare soltanto conservare il pallone.

Deve significare usare immediatamente lo spazio che quella pressione ha aperto.

Ancora una volta, superare la prima linea è soltanto il primo passo: il valore nasce da come viene utilizzato lo spazio che si apre.

Una respinta non chiude necessariamente l’azione

Fiorentina–Pisa aggiunge l’ultimo pezzo.

Il 3–0 arriva dopo una partita nella quale la Fiorentina accumula molto possesso, ma per lunghi tratti fatica a trasformarlo in occasioni realmente pulite.

Il salto arriva soprattutto quando riesce a dare continuità alla prima azione.

Sul primo gol, una conclusione viene respinta e Pellegrino attacca il pallone successivo.

Sul secondo, il Pisa sembra riuscire a uscire, ma Njie riconquista immediatamente il possesso e serve Gnonto.

Il terzo nasce ancora da una nuova disponibilità del pallone in zona offensiva e da una combinazione breve.

Non è quindi soltanto una questione di pressing alto.

È soprattutto riaggressione.

La Fiorentina non deve necessariamente recuperare il pallone a trenta metri dalla porta per tutta la partita.

Le basta farlo nei momenti in cui ha già portato molti uomini nella metà campo avversaria.

Quando perde un possesso consolidato, prova a impedire che l’avversario possa davvero uscire.

Ed è spesso la seconda azione a trovare una difesa meno ordinata della prima.

Per il Napoli questo significa una cosa molto concreta.

Una respinta non chiude necessariamente l’azione.

Difendere il primo cross o intercettare il primo passaggio può essere soltanto metà del lavoro.

Bisogna poi uscire. Proteggere la palla vagante. Trovare il primo passaggio pulito.

Impedire alla Fiorentina di trasformare un attacco apparentemente terminato in un nuovo possesso con il Napoli ancora schiacciato.

Questo può diventare particolarmente importante sul lato di Mastantuono.

Perché una riaggressione riuscita non restituisce semplicemente il pallone alla Fiorentina.

Può restituirglielo quando il Napoli non ha ancora ricostruito le distanze necessarie per impedirgli di ricevere dentro il campo.

Le formazioni possono cambiare. Il problema tattico molto meno

Le indicazioni della vigilia portano verso una Fiorentina con Jiménez e Viery terzini, Drăgușin recuperato al centro della difesa, Fagioli nuovamente disponibile e Mastantuono e Njie alle spalle della prima punta. Beto è indicato davanti a Pellegrino, con una possibile staffetta.

Nel Napoli rimangono invece alcuni dubbi legati soprattutto ad Anguissa e Spinazzola.

Una delle possibilità è vedere Gilmour e Lobotka insieme, con De Bruyne più libero, Olivera sul lato sinistro e Højlund come riferimento centrale. Politano dovrebbe partire a destra, mentre sulla sinistra rimane aperta la scelta tra Vergara e Lang.

Sono indicazioni.

Non certezze.

Ed è anche per questo che la lettura della partita non dovrebbe dipendere troppo dai nomi.

Cambieranno gli interpreti. Le domande rimangono.

Il vantaggio comincia oltre la prima linea

Fiorentina–Napoli potrebbe essere raccontata facilmente come una sfida tra due squadre che vogliono avere il pallone.

Probabilmente il punto più interessante sarà un altro.

La Fiorentina di Vanoli ha già mostrato di poter superare la prima pressione in due modi quasi opposti.

Può costruire.

Può saltarla.

De Gea può trasformare una pressione alta in un pallone lungo che elimina direttamente una linea.

Fagioli può dare ordine al possesso consolidato.

Mastantuono può trasformare quell’avanzamento in qualcosa di realmente pericoloso.

Il Napoli, dall’altra parte, ha appena mostrato contro Bologna che anche il suo possesso cambia valore quando riesce a sopravvivere al primo ingresso e costruire una situazione successiva.

Ed è forse questo il punto di contatto tra le due squadre.

La Fiorentina vuole superare la prima linea per trovare una ricezione che faccia avanzare davvero l’azione.

Il Napoli deve decidere quanto alzarsi senza concederle quella ricezione.

Dall’altra parte Vanoli dovrà scegliere quanto e quando aumentare l’aggressività senza lasciare a Lobotka, De Bruyne e agli esterni lo spazio per giocare immediatamente alle spalle della pressione.

Poi arriveranno le seconde palle.

Le respinte.

Le riaggressioni.

Le azioni che sembrano finite e invece ricominciano.

Per questo il dato finale del possesso potrebbe raccontare soltanto una parte della partita.

La domanda più interessante è un’altra:

chi riuscirà a creare più valore una volta superata la prima pressione?

È probabilmente lì che Fiorentina–Napoli comincerà davvero.

Quattro cose da guardare

  1. Come il Napoli indirizzerà la prima costruzione viola.
    Cercherà di portare De Gea alla soluzione lunga oppure accetterà una pressione più prudente per proteggere meglio il pallone successivo?
  2. Dove riceverà Mastantuono.
    La quantità conterà meno della posizione: fascia esterna o mezzo spazio, spalle alla porta oppure già orientato in avanti.
  3. Come funzionerà il lato sinistro del Napoli.
    Un’interpretazione più prudente può proteggere meglio la zona di Mastantuono; più aggressività può invece costringerlo a partire più lontano dalla porta. La scelta dell’esterno modificherà ulteriormente l’equilibrio.
  4. Chi controllerà la seconda azione.
    Respinte, palle vaganti e riconquiste immediate possono pesare più del primo ingresso nell’ultimo terzo.
Dopo la partita

Il post-match è online.

La partita ha risposto alle domande della vigilia: la Fiorentina ha alternato le uscite, Mastantuono è rimasto influente senza ricevere in area e il tema decisivo è diventato il valore creato quando cambia il possesso.

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