Il risultato dice poco sul volume prodotto
Tre giornate, un punto. Preso da solo, il dato suggerirebbe un Bologna ancora alla ricerca della propria identità.
Le prime partite raccontano qualcosa di più complesso.
Contro Lazio, Atalanta e Sassuolo la squadra di Tedesco ha completato complessivamente 1.804 passaggi contro i 1.246 degli avversari e ha prodotto 51 tiri contro 31. Anche nelle due sconfitte iniziali ha avuto più pallone e più conclusioni dell’avversario.
Eppure il bottino resta minimo.
È proprio questo contrasto il primo elemento da tenere presente per Napoli–Bologna: il volume di gioco prodotto dal Bologna non coincide ancora con la sua capacità di trasformarlo in risultati.
Costruire non significa ancora avanzare
I dati sulla prima costruzione aiutano a separare due concetti che spesso vengono sovrapposti.
Contro Lazio, Atalanta e Sassuolo soltanto il 6% delle sequenze di costruzione analizzate raggiunge direttamente l’ultimo terzo. La percentuale resta identica nelle tre partite.
A cambiare nettamente è ciò che succede prima. Il Bologna chiude con possesso consolidato il 47% delle sequenze contro la Lazio, il 61% a Bergamo e il 75% contro il Sassuolo.
La crescita non racconta quindi una squadra che dalla propria area arriva direttamente alla porta avversaria. Racconta una squadra sempre più capace di superare la prima pressione, stabilizzare il pallone qualche metro più avanti e ricominciare da lì.
La partita di Bergamo è forse l’esempio più evidente: il Bologna arriva a 704 passaggi e tira 16 volte contro 6, ma gli ingressi nell’ultimo terzo restano sostanzialmente equilibrati.
Ferguson cambia il valore del possesso
Tra una circolazione ancora lontana dalla porta e un attacco capace di spostare il blocco avversario compare continuamente Lewis Ferguson.
Nelle prime tre giornate ha tentato 332 passaggi, completandone 307. A Bergamo arriva a 125 tentativi, contro il Sassuolo a 122.
Ma il volume, da solo, dice poco. È soprattutto la posizione che Ferguson occupa nella struttura a renderlo interessante.
Contro la Lazio è il miglior progressore del Bologna con 7 passaggi progressivi completati su 11 e 96 metri guadagnati. Contro l’Atalanta sale a 10 su 12 e 186 metri.
Contro il Sassuolo riceve 100 volte, con 20 ricezioni nell’ultimo terzo, soltanto 2 in area e ben 14 compagni diversi capaci di trovarlo.
La rete di passaggi rende il principio molto leggibile: Ferguson–Heggem 49, Holm–Ferguson 37, Bernardeschi–Ferguson 27.
Cambiano compagni, posizioni e direzioni dell’attacco. Ferguson rimane nel mezzo.
Non serve necessariamente andare a prendere i centrali
Contro una squadra che vuole costruire dal basso, la soluzione più intuitiva sarebbe alzare immediatamente la pressione sui primi difensori.
Ma il Bologna sembra abbastanza a proprio agio nel mantenere il possesso nella prima linea. E Ferguson offre continuamente una soluzione davanti.
Se il Napoli porta un uomo sul centrale ma lascia libero il passaggio alle sue spalle, rischia di ottenere l’effetto opposto: la pressione libera proprio il giocatore che può trasformare quella prima circolazione in avanzamento.
Per Allegri potrebbe quindi essere più utile orientare che inseguire: concedere alcuni passaggi tra i difensori, schermare Ferguson, indirizzare il pallone verso una corsia e scegliere lì il momento in cui aumentare la pressione.
La fascia conta più del lato
Una volta superata la prima costruzione, emerge un’altra caratteristica: il Bologna cerca con continuità le corsie, ma non sempre la stessa.
Contro la Lazio registra 40 ingressi nell’ultimo terzo, 21 dei quali da sinistra: 52%. A Bergamo sono ancora 40, con 24 da sinistra: 60%. Contro il Sassuolo il quadro si ribalta: 61 ingressi, 33 da destra, cioè 54%.
Sarebbe quindi sbagliato preparare la partita immaginando un Bologna semplicemente orientato a sinistra o a destra.
La costante non è quale fascia. È arrivare sulla fascia dopo avere consolidato il possesso.
Contro il Sassuolo anche i passaggi progressivi seguono quella direzione: il 57% dei tentativi parte dal lato destro, con Bernardeschi miglior progressore della squadra con 9 completati su 13 e 138 metri guadagnati.
Il pericolo cresce quando il Bologna riesce a restare lì
È qui che concedere possesso può cominciare a trasformarsi in concedere controllo.
Contro il Sassuolo il Bologna entra 61 volte nell’ultimo terzo e produce 38 cross. Bernardeschi da solo ne effettua 12.
Il rendimento immediato dei cross non è devastante: 21% di retention e 11% di shot rate nella finestra analizzata. Quindi il singolo traversone non deve essere trattato automaticamente come un’emergenza.
Il problema può arrivare dopo.
Cross. Respinta. Recupero del Bologna. Nuova apertura. Secondo ingresso. Altro cross.
Una squadra può difendere perfettamente il primo pallone e ritrovarsi comunque sempre più vicina alla propria porta. Più a lungo il Napoli resta schiacciato, più la partita smette di essere una singola situazione da difendere e diventa una sequenza di situazioni da difendere.
È un dettaglio che può pesare ancora di più nel contesto attuale. Il Napoli arriva dalla partita di Champions contro l’Arsenal e torna in campo pochi giorni dopo, dentro una fase di calendario con gare ravvicinate. Non significa automaticamente parlare di stanchezza: significa che difendere continuamente la propria area richiede lucidità anche sulle seconde azioni.
Ogni seconda palla impone una nuova lettura: uscire o restare, seguire l’uomo o proteggere la zona, accorciare oppure prepararsi al cross successivo. Più il Bologna riesce a mantenere il Napoli dentro questa sequenza, più aumenta il rischio che una distanza venga letta in ritardo o che una respinta non chiuda davvero l’azione.
È proprio quando porta tanti uomini avanti che può aprirsi qualcosa
Il Bologna non va descritto semplicemente come una squadra vulnerabile alle transizioni.
Nelle prime due giornate recupera immediatamente il pallone nel 57% delle sequenze difensive contro la Lazio e nel 54% contro l’Atalanta. La prima riaggressione funziona.
Contro il Sassuolo, però, il recupero immediato scende al 45%. E quando quella prima pressione viene superata, lo scenario cambia: il 30% delle transizioni avversarie arriva nell’ultimo terzo, il 13% entra in area e il 13% termina con un tiro.
È anche la partita in cui il Bologna raggiunge il suo livello più aggressivo di occupazione territoriale: 61 ingressi nell’ultimo terzo, 38 cross e PPDA 7,71.
Non basta per stabilire un rapporto automatico di causa ed effetto. Ma la logica è coerente: più uomini vengono portati sopra la linea della palla, maggiore può diventare il premio per chi riesce a superare la prima pressione dopo il recupero.
Per il Napoli la giocata decisiva può essere molto semplice: recupero → primo passaggio fuori dalla pressione → uomo libero davanti → accelerazione.
Contro l’Arsenal si è già vista una traccia di questo comportamento: al 61' Olivera recupera e cerca immediatamente Højlund in profondità; pochi secondi dopo il centravanti arriva alla conclusione. Contro l’Arsenal queste situazioni sono state troppo rare per diventare un piano di gara. Contro il Bologna potrebbero presentarsi più spesso.
Dopo un’ora può iniziare una seconda partita
C’è poi un ultimo elemento da considerare.
Contro il Sassuolo, al 65', Tedesco toglie Cambiaghi e inserisce Dovbyk. Il Bologna passa al 4-4-2 con Piccoli e Dovbyk insieme.
Il cambio modifica il tipo di minaccia: cresce l’occupazione dell’area, aumenta il valore dei palloni laterali e diventano ancora più importanti respinte e seconde palle. Dovbyk segnerà poi il 2-2 nel finale.
Per questo un Napoli eventualmente avanti non potrà limitarsi ad arretrare progressivamente confidando soltanto nella densità davanti alla porta.
Con due riferimenti centrali, concedere cross ripetuti significa concedere al Bologna esattamente il tipo di partita che sta cercando.
Non tutto il possesso vale uguale
Il Bologna arriva a Napoli con un solo punto, ma con abbastanza segnali per essere trattato con molta più attenzione di quanto suggerisca la classifica.
Tedesco sta costruendo una squadra che vuole il pallone. Ma il valore di quel pallone cambia lungo l’azione.
Un passaggio tra i centrali non vale come una ricezione libera di Ferguson. Una ricezione di Ferguson non vale ancora come un ingresso pulito sulla corsia. Un cross respinto non vale come una seconda palla riconquistata dal Bologna davanti all’area.
Ed è proprio su queste differenze che Allegri può costruire la partita.
Le quattro cose da guardare
- Il Napoli riuscirà a schermare Ferguson senza alzare continuamente la pressione sui centrali?
È il primo test della partita: capire se il Bologna potrà collegare con facilità la prima costruzione alla fase successiva. - Il Bologna riuscirà a trasformare la prima costruzione in possesso stabile sulle corsie?
Avere il pallone basso non basta. La differenza la farà la capacità di installarsi più avanti e produrre ingressi, cross e seconde azioni. - Quando il Napoli recupererà palla, riuscirà a superare il primo contropressing?
Il Bologna recupera spesso immediatamente. Se quella prima pressione viene superata, però, possono aprirsi spazi molto più interessanti. - Se Tedesco passerà alle due punte, il Napoli riuscirà a difendere senza schiacciarsi definitivamente?
Piccoli e Dovbyk insieme cambiano il peso dell’area e rendono ancora più importante controllare cross, respinte e seconde palle.
