Napoli–Roma è finita 3-3 al Maradona, sabato 24 ottobre, e ha avuto tutto: un Napoli avanti 2-0, una Roma che rimonta con tre cambi e un difensore, un Napoli che torna avanti all’83′ e una Roma che pareggia all’89′, dopo un minuto e mezzo di VAR. A fine partita Allegri è stato espulso. La Roma resta imbattuta. Beppe Bergomi, a Sky, ha detto che per sessantacinque minuti il Napoli lo aveva impressionato e che «la Roma ci capiva poco»; la Gazzetta ha scritto che è stata forse la partita più bella delle prime otto giornate.
Il pre-match diceva che la Roma preme a metà campo, non sul portiere né sui centrali, e che il Napoli doveva trovare chi riceve tra le linee. Qui riguardiamo la partita con quelle domande. Quello che esce è una partita in due parti, divise da un cambio: per un’ora il Napoli l’ha controllata, poi per undici minuti ha quasi smesso di toccare il pallone.
La partita, fase per fase
Il modo più semplice di leggerla è dividerla tra un gol o un cambio e il successivo, e guardare il possesso palla. Qui il possesso è la quota dei tocchi di ciascuna squadra: sull’intera partita il Napoli è al 40%, contro il 39% di Sofascore. Il Napoli parte alla pari, scende dopo l’1-0, risale per dieci minuti dopo il 2-0 e poi sparisce quando la Roma cambia: nel momento peggiore ha il 17% del possesso. Si riprende dopo il 2-2 e negli ultimi minuti, sul 3-3, ha di nuovo il pallone: prova a vincerla.
Non è la storia «il Napoli ha segnato e si è abbassato». È un po’ più complicata, e per capirla bisogna prenderla in ordine.
Fino al 2-0: una rovesciata e un Napoli che si abbassa
Fino al 28′ la partita è alla pari. Poi Cristante (4) ferma De Bruyne (11) con un fallo, Politano (21) batte la punizione da 35 metri, de Roon (15) la respinge male di testa e la palla torna ad Anguissa (99), che segna in rovesciata da 14 metri: 3 secondi dalla punizione al gol. Due dei tre gol del Napoli nascono da una punizione o da un cross, non da un’azione costruita al centro.
Dopo l’1-0 il Napoli fa quello che il pre-match diceva che fa: cede il pallone. Si abbassa fin quasi sulla propria area e lascia il pallone, e il campo, alla Roma. La Roma fa l’opposto: da sotto, sale con tutta la squadra, difensori compresi. Nel primo tempo tira undici volte, ma otto tiri vengono bloccati, tre dei quali di Hermoso (22) dall’area.
Il Napoli, intanto, riparte e crea due grandi occasioni. Al 41′ Politano serve Højlund (19), che di testa, da nove metri, non inquadra la porta. Al 44′ Meret (1) rinvia e, dieci secondi dopo, Højlund salta Rensch (2) in area e serve Olivera (17): il suo tiro da cinque metri viene fermato sulla linea. Meret gioca lungo un passaggio su due, molto più del solito: è uno dei segnali del pre-match, quello del portiere, e qui diventa un’arma per le ripartenze.
Il secondo gol arriva due minuti e mezzo dopo l’inizio del secondo tempo: Wesley (43) e Pisilli (61) respingono due volte, Di Lorenzo (22) cambia lato, Politano crossa e McTominay (8) segna di testa. È anche il segnale del pre-match su «subito dopo l’intervallo»: con questo, tre dei sei gol subiti dalla Roma in nove partite sono arrivati nei primi tre minuti della ripresa.
E il Napoli, sul 2-0, non si abbassa subito: per dieci minuti tiene il pallone quasi quanto la Roma. Al 52′ esce Badiashile, per un problema muscolare, ed entra Beukema (31). Al 57′ Wesley sbaglia un controllo e Politano tira da dodici metri, parato da Gollini (95): è la quarta grande occasione del Napoli, e sarebbe stata il 3-0.
Il 58′: tre cambi e undici minuti senza pallone
Al 58′, in sette secondi, Gasperini cambia tre giocatori: Molina (20) per Rensch (2), Balerdi (26) per Hermoso (22), Castro (9) per Pisilli (61). I dati registrano il passaggio da un 3-5-2 a un 3-4-2-1. Da quel momento al 2-1 passano undici minuti.
In quegli undici minuti il Napoli tocca il pallone 24 volte, la Roma 118. Non esce dalla propria metà campo: un solo tocco nell’ultimo terzo di campo, contro i 37 della Roma. E quando ha la palla la perde presto: uno dei suoi palloni su cinque è seguito da un intervento della Roma, uno su venti dall’altra parte. È il momento in cui la Roma fa quello che il pre-match diceva: preme in avanti, e non si abbassa nemmeno sotto di due gol. Nel secondo tempo il pressing della Roma cresce e quello del Napoli crolla.
La Roma tira tre volte in quegli undici minuti, e tutti e tre i tiri vengono bloccati: il Napoli non è bucato, è tenuto lì. Al 66′ Allegri toglie Politano, che era quello che teneva più alta la squadra, e inserisce Giovane (23). Da quando Politano ha tirato, al 57′, fino al 78′ il Napoli non tocca un pallone in area, mentre la Roma tira dieci volte.
Il 2-1, al 69′, nasce da una rimessa laterale a favore della Roma, a una quarantina di metri dalla porta di Gollini. Poi ventiquattro secondi di possesso: Mancini (23), un difensore, porta palla fino a una trentina di metri dalla porta del Napoli; Wesley (43) e de Roon (15) la fanno girare e Malen (14) serve Soulé (18), che segna da una ventina di metri.
Il pre-match prevedeva l’opposto: dopo il primo cambio la Roma, in media, concedeva il doppio dei tiri. Al 58′ Gasperini cambia e la Roma ne concede meno: è il suo momento migliore. Sul perché il Napoli si sia fermato, le opinioni divergono: Condò, a Sky, ha parlato di «una questione anagrafica»; Sabatini ha detto che dire che Allegri si è abbassato troppo «significa non aver visto la partita». I dati non dicono perché. Dicono quando: dopo i cambi della Roma, non dopo il 2-0.
I difensori di Gasperini
La Roma ha segnato tre gol in tre modi diversi: una ripartenza (Soulé), un corner (Balerdi), un cross (Balerdi). Il secondo e il terzo sono di un difensore entrato al 58′, e non è solo Balerdi: otto dei 24 tiri della Roma sono dei suoi difensori, uno su tre, contro uno su otto nelle partite precedenti. Hermoso (22) ne fa tre, tutti nel primo tempo e tutti bloccati. Balerdi tre, due gol. Ndicka (5) due, di testa. Solo Mancini non tira.
Il gol del 2-2, al 74′, viene dal secondo corner di fila: Molina (20) lo gioca corto, de Roon crossa, Ndicka colpisce di testa, la respinta passa da Castro e Balerdi segna da cinque metri, quattro secondi dopo il corner. La Roma batte undici corner, sette dei quali dopo i cambi; il Napoli due. Nel pre-match il corner era uno dei posti dove poteva decidersi la partita, e così è stato.
Il 3-3, all’89′, è un cross: otto passaggi in ventuno secondi dal rinvio di Vergara (26), l’ultimo è di Wesley per Balerdi di testa. È il quinto gol segnato dalla Roma dopo l’85′ in nove partite, e la Roma non ne ha ancora subiti.
La Roma ha anche tirato molto male: 13 dei 24 tiri sono stati bloccati, più della metà, contro poco più di uno su cinque nelle sue otto partite precedenti. Solo quattro tiri su 24 sono andati in porta, e tre sono gol. Il blocco basso del Napoli ha funzionato come un muro; ha ceduto su tre giocate: una transizione, un corner, un cross.
Gli ultimi quindici minuti
Dopo il 2-2 la partita si apre. Il Napoli riprende un po’ di pallone e al 79′ Allegri cambia tre giocatori in venticinque secondi: Lobotka (68) per De Bruyne, Vergara (26) per Lang (70), Spinazzola (37) per Di Lorenzo. Nell’ultimo quarto d’ora la Roma batte ancora un corner, all’82′.
L’83′ nasce proprio da quello: Ndicka manca di testa il corner di Molina, Meret raccoglie e lancia lungo. In venticinque secondi il Napoli arriva al tiro: Spinazzola (37) tira, Gollini para, Balerdi respinge male, Olivera (17) serve McTominay (8) e McTominay segna da 29 metri. Il Napoli torna avanti. Ma subito dopo il pallone passa alla Roma: il Napoli ne ha un quarto, la Roma, senza tirare, il resto, e sei minuti dopo segna Balerdi.
Il gol viene controllato dal VAR per un minuto e mezzo, tra l’88′ e il 90′. Beukema, entrato al 52′, era rimasto a terra dopo un contatto con Balerdi prima del cross di Wesley; Allegri chiedeva fallo. Secondo la moviola della Gazzetta e il commento di Calvarese non c’era fallo. Pochi secondi dopo la ripresa del gioco Allegri è stato espulso.
Negli ultimi sette minuti, sul 3-3, il Napoli prova a vincere: ha il pallone, arriva più volte nell’ultimo terzo e tira due volte, uno di Olivera fuori e uno di Beukema parato. La Roma non tira quasi più.
La lavagna, con le posizioni vere
Nel pre-match avevamo disegnato la Roma con il 3-4-2-1 e il Napoli con il 4-3-3 e Lobotka. Il Napoli ha giocato a quattro e con tre centrocampisti, ma con Anguissa (99) e non con Lobotka; la Roma ha giocato con il 3-5-2, con Cristante (4) dietro Malen e Soulé, e passa al 3-4-2-1 solo al 58′. Per le formazioni la lavagna del pre-match era sbagliata. Le posizioni vere, però, dicono altro, e più interessante.
La figura mostra dove hanno toccato palla gli stessi undici, nei primi 52 minuti, confrontati con dove toccano palla di solito. Il Napoli scende: De Bruyne (11) tocca palla 22 metri più in basso del solito, e anche Di Lorenzo (22), Marín (16) e Lang (70) giocano più bassi. La Roma sale: Mancini (23), centrale di destra, tocca palla 11 metri più in alto del solito, Cristante (4) ancora di più. Politano è l’unico del Napoli che resta alto, nel suo corridoio.
Si vedono i corridoi, non i duelli. Højlund (19) è il più pressato del Napoli; nella Roma Malen viene pressato quattro volte da Marín (16) e Mancini quattro volte da De Bruyne. A metà campo il Napoli viene pressato più del solito, nella propria area poco, e Meret mai. La Roma, come avevamo detto, non va sul portiere.
Pochi tiri, buone occasioni
Con i numeri di Sofascore il Napoli ha fatto meglio: 2,44 xG contro 1,90, quattro grandi occasioni contro due. Ha tirato meno, 15 volte contro 24, ma ha messo più tiri in porta e ogni suo tiro vale il doppio di quello della Roma. Le quattro grandi occasioni sono tutte tra il 41′ e il 57′: Højlund, Olivera, McTominay (il gol), Politano. Poi più nulla.
Il pallone, invece, ce l’ha la Roma: 61% secondo Sofascore, quasi 600 passaggi contro meno di 400 e undici corner contro due. Il Napoli ha tirato meglio, la Roma ha avuto più pallone e più modi per arrivarci. Il 3-3 sta in mezzo: né un furto né un regalo.
Sei giocatori, cosa è successo
Nel pre-match avevamo indicato sei giocatori da guardare. Qui sono, con altri due che hanno deciso la partita.
Malen (14) era l’attaccante da cui passavano i gol della Roma: sette dei venti. Qui tira quattro volte, nessun gol, e serve Soulé per il 2-1.
Wesley (43) era, senza Dybala, il giocatore che creava più occasioni nella Roma. Qui fa quattro passaggi chiave e il cross del 3-3, e sbaglia il controllo da cui nasce la grande occasione di Politano al 57′.
Hermoso (22) era il difensore che usciva di più a metà campo. Qui tira tre volte dall’area, tutte bloccate, e fa due soli interventi sui palloni del Napoli. Esce al 58′.
De Bruyne (11) era quello che creava di più nel Napoli, il doppio di chiunque altro. Qui nessun passaggio chiave in 78 minuti, ma otto recuperi e 18 interventi sui palloni della Roma, più di chiunque altro nel Napoli, e gioca 22 metri più basso del solito. È un De Bruyne diverso da quello del pre-match: più basso, più difensivo.
Højlund (19) era il più pressato del Napoli a metà campo, e lo resta: più di un pallone su quattro seguito da un intervento, contro uno su undici del resto della squadra. Tocca pochi palloni, tira tre volte e non segna; l’occasione al 41′ è sua.
Lobotka (68) era il primo bersaglio della Roma in costruzione. Entra al 79′ e tocca pochissimi palloni in diciassette minuti: troppo poco per dirlo.
Balerdi (26) non era nel pre-match. Entra al 58′, viene ammonito al 61′ e segna due gol, con tre tiri in 38 minuti. La Lega Serie A lo ha premiato come Player of the Match.
McTominay (8) era rientrato da poco: Ivano Trotta aveva detto che il suo recupero era «determinante». Segna due gol, di testa e da fuori area, e vince metà dei duelli aerei.
Cosa avevamo detto
Tredici domande del pre-match, una per una. Sette giuste: la pressione a metà campo e non sul portiere, il Napoli in vantaggio che cede il pallone (e di più: 32% di possesso in vantaggio, contro il 49% a pari), la Roma sotto che non si abbassa, il portiere che lancia, Højlund il più pressato, la ripresa, i corner. Due a metà: il finale, e Hermoso, che non esce a metà campo ma tira dall’area. Tre sbagliate: la lavagna, il De Bruyne da 3,7 passaggi chiave e la finestra del primo cambio. Una al contrario: le palle perse nella propria area, 40 in tutto, ma solo due tiri della Roma nei dodici secondi dopo.
Dopo il fischio
Allegri è stato espulso al 90′ e il Giudice sportivo gli ha dato due giornate (salta Monza e Juventus) e 10.000 euro di ammenda, per un’espressione ingiuriosa verso gli ufficiali di gara a fine partita, una gravemente irrispettosa negli spogliatoi e un atteggiamento aggressivo verso un dirigente della Roma; il Napoli ha annunciato ricorso. Beukema ha chiesto scusa sui social. Il Napoli perde anche Badiashile (problema muscolare) e Spinazzola (lesione al bicipite femorale: salta Monza). Gasperini, in conferenza, ha definito «infelice» l’uscita di Allegri.
Undici minuti senza pallone
Il Napoli ha tenuto la partita per un’ora, con un 2-0 costruito su una punizione e un cross, e l’ha lasciata andare in undici minuti: da quando la Roma ha cambiato tre uomini e ha continuato a salire, anche sotto di due gol. La Roma, come dice il pre-match, non si abbassa. Ha segnato tre gol in tre modi e due li ha fatti con un difensore, e ha vinto la partita del pallone senza vincere quella dei gol.
Il segnale da portarsi a Monza e a Torino: quando una squadra cambia tre uomini e continua a salire, il pallone deve poter uscire dalla propria metà campo.