Venezia–Napoli, sabato alle 15 allo stadio Penzo, è la settima giornata di Serie A. Il Venezia è ultimo a zero punti, con sei sconfitte in sei partite, e ha cambiato allenatore da pochi giorni: via Stroppa, dentro Davide Nicola, che debutta proprio contro il Napoli.
Il Napoli arriva dalla sconfitta di Villarreal. Allegri, in conferenza stampa, ha detto che bisogna «gestire meglio la palla in certi momenti della partita».
Sulla carta c’è un favorito evidente. Ma le sei partite del Venezia e le otto del Napoli suggeriscono che questa partita può cambiare in un momento preciso: dopo il primo gol. Il Venezia, quando va sotto, cambia il modo di difendere. Il Napoli, quando passa avanti, tende a cambiare il modo di giocare. Qui cerchiamo di capire cosa cambia e come riconoscerlo mentre si gioca.
Un Venezia nuovo, per una partita
Le notizie vengono dalla stampa e sono aggiornate a venerdì 16 ottobre. Le formazioni ufficiali arrivano un’ora prima della partita.
Il Venezia ha esonerato Stroppa dopo il 3-1 di Bergamo, la sesta sconfitta su sei, con due gol subiti nei primi sei minuti. Nicola, specialista di salvezze in corsa, ha avuto pochissimi allenamenti: è difficile che cambi tutto in due giorni. Per la Gazzetta dovrebbe confermare l’impianto di Stroppa, il 3-5-2 con Yeboah e Adams davanti e due ballottaggi sugli esterni; Sky parla di qualche novità. Da valutare Correia, uscito per infortunio a Bergamo.
Nel Napoli rientrano Anguissa, Alisson e Olivera, e hanno recuperato Marianucci e Beukema. Manca Neres, di nuovo infortunato. Allegri deve scegliere tra Lucca e Højlund, e ha detto che il doppio centravanti «può essere una soluzione». Per la stampa De Bruyne potrebbe partire dalla panchina.
Campione dati. L’analisi usa le sei partite del Venezia (Lecce, Frosinone, Fiorentina, Milan, Lazio e Atalanta) e le otto del Napoli già analizzate. Sono poche partite, e tutte con Stroppa in panchina: i numeri indicano tendenze, non certezze.
Un Venezia che non si chiude
Il Venezia gioca con il 3-5-2: tre centrali, due esterni che salgono fino alla linea dell’area e due attaccanti. Non è la squadra che aspetta e ribatte, come ci si potrebbe aspettare da un’ultima in classifica: tiene il pallone (tra il 60 e il 71% dei passaggi in quattro partite su sei) e ha tirato 90 volte in sei partite. Giocare così ha un costo, che vedremo più avanti.
Tre giocatori ne spiegano il funzionamento. Hainaut, esterno destro, è quello che ha crossato di più: 35 cross, ma solo 6 sono arrivati a un compagno. Il Venezia cerca la fascia e la usa male: per il Napoli, che da quel lato schiererà probabilmente Spinazzola, il rischio non è il cross in sé ma quello che resta dopo, la palla che rimbalza in area.
Yeboah è l’attaccante che inventa: 29 dribbling, 11 riusciti, e 12 passaggi chiave, quanti Kike Pérez. È lui che prova a saltare il primo uomo; se un centrale azzurro esce a prenderlo, lascia spazio ad Adams, che tocca pochi palloni (81 passaggi in sei partite) ma tira quasi sempre da dentro l’area: 16 tiri su 21, un solo gol. Kike Pérez, mezzala, è invece il giocatore da cui passa tutto: il più coinvolto della squadra e quello che batte più corner (10 su 26).
Il dato che sorprende è l’altro: 90 tiri e 5 gol. Non sono tiri disperati: 53 su 90 arrivano da dentro l’area. Sono occasioni sprecate, più che occasioni mancate. Per questo il Venezia è meno innocuo di come sembra, e per il Napoli il primo segnale da guardare è semplice: se il Venezia tira molto nei primi trenta minuti, il Napoli non sta controllando la partita, anche quando ha il pallone.
Quale Venezia si presenta?
Il pressing si misura con il PPDA: quanti passaggi lasci fare all’avversario prima di intervenire. Più il numero è basso, più la squadra aggredisce. Con Lecce, Frosinone e Fiorentina il Venezia ha pressato forte (tra 7 e 8). Con Milan, Lazio e Atalanta molto meno (tra 13 e 17).
Il Napoli è, per il Venezia, un avversario più simile al secondo gruppo, ma Nicola non è Stroppa: la Gazzetta lo descrive come un allenatore senza idee precostituite sull’assetto. Nessun dato può dire quale Venezia vedremo. Si capisce però in fretta, guardando i due attaccanti quando il Napoli costruisce dal basso: se pressano i tre centrali azzurri, è il Venezia di Lecce e Frosinone; se aspettano a centrocampo, è quello di Milan e Atalanta.
Se il Napoli pressa, il Venezia soffre
C’è un dato che risponde a una scelta che Allegri dovrà fare, pressare o no. Il Venezia costruisce dal basso: il portiere Stanković è il terzo giocatore più coinvolto della squadra e, con Kike Pérez, quello con più passaggi in avanti (31). Quando viene pressato, soffre. Contro i tre avversari che pressano di più (PPDA tra 8 e 13: Frosinone, Milan e Lazio) ha perso il 59–65% delle costruzioni dal basso; contro gli altri tre, il 35–47%.
Il Napoli ha pressato molto (PPDA tra 10 e 11) con Genoa, Bologna e Fiorentina, poco (tra 17 e 21) con Como, Inter, Arsenal e Frosinone, e a Villarreal circa 12,6. Sapendo che il Venezia sbaglia quando è pressato, ha un motivo per salire. Ma salire è una scelta, non una regola: pressare alto significa anche accettare di lasciare spazio se la prima pressione viene saltata.
Dal vivo, basta guardare cosa fa Stanković quando ha il pallone. Se i trequartisti del Napoli salgono sui tre centrali e lui deve calciare lungo, il Venezia perde la prima palla; se trova un centrale libero, il pressing è stato superato.
Dove si incastrano i due schieramenti
Il resto lo raccontano gli schieramenti. Il Napoli ha giocato le ultime partite con la difesa a tre, due esterni, due centrocampisti e due trequartisti dietro il centravanti; il Venezia gioca con il 3-5-2. Sulla lavagna ci sono tre punti di contatto.
Esterno contro esterno. Entrambe le squadre usano gli esterni come arma principale. Da una parte c’è Hainaut, quello che ha crossato di più; dall’altra, probabilmente, Spinazzola. Se Spinazzola sale, lascia spazio a Hainaut; se resta basso, il Napoli difende i cross a cinque ma rinuncia a un’arma in avanti. È il duello da guardare per primo.
Dietro, il Napoli ha un uomo in più: tre centrali contro due attaccanti. Vuol dire che c’è sempre un compagno libero per costruire, e che Meret e i centrali possono prendersi il tempo. Il punto è se lo trovano, contro un Venezia che ha tre centrocampisti pronti a salire sulla linea di passaggio.
In mezzo il conto si ribalta: tre centrocampisti del Venezia (Bašić, Kike Pérez e Sohm, per la Gazzetta) contro i due del Napoli. Per pareggiarlo servono i trequartisti, che devono ricevere tra le linee senza abbassarsi troppo. Se arretrano per aiutare, il Napoli perde pericolosità; se restano alti, i due centrocampisti rischiano di essere sovrastati.
Nota. Questa è una lettura degli schieramenti probabili, non un dato misurato: le formazioni ufficiali possono cambiarla.
Cosa cambia quando il Venezia va sotto
Il momento in cui il Venezia comincia a inseguire arriva presto: in cinque partite su sei ha subito il suo primo gol entro il 50′ (al 3′ con l’Atalanta, al 20′ a Frosinone, al 28′ con la Fiorentina, al 45′ con il Lecce, al 50′ con la Lazio). Il Napoli ha segnato per primo in sei partite, tre volte entro il 30′.
A prima vista il Venezia difende più in alto nel secondo tempo (da circa 31 a circa 37 metri dalla propria porta). Ma non dipende dall’intervallo, dipende dal punteggio. In parità difende a circa 34 metri, sotto nel punteggio a circa 41. Succede in tutte e sei le partite, e nel secondo tempo il Venezia era quasi sempre sotto.
In pratica, il Venezia che insegue sale di circa sette metri. Per il Napoli vuol dire che il primo gol cambia la partita: dopo, c’è più spazio alle spalle dei tre centrali. Il Venezia lo ha già pagato: sei dei sedici gol subiti sono vere ripartenze (da uno a nove secondi dopo il recupero dell’avversario, con al massimo due passaggi), quattro con Milan e Atalanta. E non è un caso che i due gol del Napoli in ripartenza, a Genoa all’86′ e con il Frosinone al 93′, siano arrivati con l’avversario che inseguiva.
Dal vivo, dopo un eventuale gol del Napoli, basta guardare la linea dei tre centrali del Venezia: se si porta vicino alla metà campo e gli esterni stanno sulla linea dell’area, davanti a Meret si aprono spazi per ripartire.
Il Napoli dopo il primo gol
Il Napoli ha un problema speculare, e riguarda proprio quel momento. È passato in vantaggio per primo in sei partite su otto, ma ne ha vinte tre. Abbiamo guardato cosa cambia nel suo gioco dopo il gol, nelle cinque partite in cui il vantaggio è durato almeno un quarto d’ora (a Genoa ha segnato all’81′).
Con l’Inter la quota di passaggi del Napoli è scesa dal 39 al 23% e ha perso 3-2 dopo essere stato avanti di due gol. A Villarreal è scesa dal 57 al 39% e ha perso. A Firenze è calata di otto punti (dal 56 al 48%) e ha pareggiato. Con il Bologna e con il Frosinone, invece, è rimasta stabile (dal 62 al 57% e dal 50 al 51%) e ha vinto.
Il significato è semplice: quando il Napoli passa avanti e cede il pallone, non difende il vantaggio, lo consegna a chi attacca. Per questo il Corriere dello Sport suggerisce di riportare Lobotka e Gilmour davanti alla difesa, per tenere il possesso. È coerente con un altro dato: il Napoli non ha mai perso quando ha avuto più della metà dei passaggi.
Dal vivo, dopo l’eventuale primo gol, il segnale è semplice: il Napoli continua a far girare la palla, anche con calma, o si abbassa e aspetta? Sono cinque partite, quindi è una tendenza e non una regola.
Dove si decide: le seconde palle
Resta un ultimo punto, meno visibile. Tre degli undici gol del Napoli nascono da una respinta, dopo un tiro parato o murato (Inter, Frosinone, Villarreal). Tre dei sedici gol subiti dal Venezia sono arrivati allo stesso modo, e altri sei da un errore difensivo o da un cross.
Questo risponde a una domanda lasciata aperta: il Venezia non soffre solo le ripartenze. Il momento decisivo di nove gol su sedici è una respinta, un cross o un errore individuale, cioè una situazione di confusione dentro l’area, in cui contano la posizione dei tre centrali, il rientro degli esterni e la prontezza sulla seconda palla. Il Napoli, che segna spesso su respinta, ha una carta in più.
Dal vivo, dopo ogni tiro parato o murato, basta guardare chi arriva per primo sulla ribattuta.
I quattro segnali da guardare sabato
La partita dopo il primo gol
Se il Napoli passa avanti, il Venezia sale e lascia spazio: toccherà al Napoli decidere se usarlo, tenendo il pallone, o subirlo, cedendolo come con Inter e Villarreal. Se è il Venezia a passare avanti, è un’altra storia, perché in sei partite non ha mai difeso un vantaggio.
Il Venezia crea ma non segna, e quando insegue lascia spazio: la partita dipende da cosa fa il Napoli dopo il primo gol.