Il Lab dell'8
Football intelligence
SERIE A4ª giornata

Post-match · Match analysis

Napoli–Bologna 1-0: quando il possesso diventa controllo.

Il Bologna arrivava al Maradona dopo tre partite in cui aveva prodotto molto più di quanto raccontassero i risultati. La domanda del pre-match era quanto valore avrebbe avuto quel possesso contro il Napoli. La partita risponde in modo quasi opposto alle attese: sono gli azzurri ad avere più pallone, più territorio e molte più occasioni. Ferguson resta dentro la circolazione, ma il Bologna perde quasi tutto ciò che dovrebbe venire dopo.

Match overview · Napoli–Bologna
Match overview di Napoli–Bologna 1-0: il Napoli chiude avanti per passaggi, tiri, passaggi progressivi, ingressi nell’ultimo terzo e cross.
L’1-0 racconta il risultato. Il profilo partita racconta una distanza più ampia: il Napoli chiude avanti per volume, progressione e presenza nell’ultimo terzo.

Quattro numeri per leggere l’1-0.

58–42%possesso palla · fonte esterna
1,81–0,25xG · fonte esterna
62–30ingressi nell’ultimo terzo · Lab
15–5tiri complessivi

La partita che avevamo immaginato non si gioca

Il punto di partenza del pre-match era semplice.

Il Bologna di Tedesco aveva raccolto appena un punto, ma nelle prime tre giornate aveva mostrato una squadra capace di costruire molto: tanti passaggi, Ferguson continuamente coinvolto, sviluppo verso le fasce e una crescente capacità di mantenere il pallone dopo aver superato la prima pressione.

Per il Napoli il problema sembrava quindi essere soprattutto quanto concedere.

Concedere qualche passaggio tra i centrali poteva essere accettabile. Concedere a Ferguson di ricevere libero e trasformare quella prima circolazione in un possesso stabile più avanti, molto meno.

La partita prende però una direzione diversa quasi alla radice.

Il Napoli non lascia semplicemente il pallone al Bologna per scegliere poi dove difendere.

Si prende direttamente il pallone. E si prende anche il territorio.

Il dato esterno sul possesso chiude la gara sul 58% per il Napoli contro il 42% del Bologna. Ma il vero divario arriva dopo: 15 tiri contro 5, quattro grandi occasioni create contro zero e 1,81 xG contro 0,25. Il Napoli produce inoltre 33 tocchi nell’area avversaria e dieci corner; il Bologna si ferma a 15 tocchi e non batte nemmeno un calcio d’angolo.

Questo è importante perché evita una lettura fuorviante.

L’1-0 può suggerire una partita equilibrata, decisa da un episodio.

I dati descrivono invece una partita in cui il risultato rimane stretto molto più della prestazione.

Il Napoli non ha solo più possesso. Lo porta molto più avanti

Anche i dati del Lab vanno nella stessa direzione.

Nel nostro modello il Napoli chiude con 42 passaggi progressivi contro 22, 62 ingressi nell’ultimo terzo contro 30 e 27 cross contro 10.

Qui emerge già una prima differenza fondamentale con il Bologna visto nelle giornate precedenti.

Contro Lazio, Atalanta e Sassuolo avevamo osservato una squadra che poteva anche faticare ad arrivare direttamente nell’ultimo terzo dalla prima costruzione, ma che riusciva spesso a superare una pressione, consolidare il pallone più avanti e ricominciare da lì.

A Napoli quella catena si interrompe molto prima.

Il Bologna continua ad avere momenti di circolazione. Ma fatica a farli diventare territorio.

Distribuzione degli ingressi nell’ultimo terzo di Napoli e Bologna: 62 per il Napoli e 30 per il Bologna; gli ospiti entrano 15 volte da sinistra, 2 al centro e 13 da destra.
Il Napoli entra nell’ultimo terzo più del doppio delle volte. Per il Bologna il dato più significativo è centrale: soltanto 2 dei 30 ingressi arrivano dal corridoio interno.

La mappa è particolarmente eloquente: 15 ingressi da sinistra, 13 da destra, solo 2 attraverso il centro.

Il Bologna riesce quindi ad affacciarsi sulle corsie. Il cuore del campo rimane quasi sempre più difficile da raggiungere.

Ed è proprio questo che riduce il valore del possesso.

Una cosa è muovere il pallone da un centrale all’altro. Un’altra è riuscire a ricevere dentro la struttura avversaria, girarsi e costringere la linea successiva a reagire.

Il Napoli permette molto meno della seconda.

Ferguson resta centrale. Ma stavolta il possesso si ferma lì

Questo è forse il passaggio più interessante dell’intero confronto tra pre e post-match.

Nel pre-match avevamo costruito buona parte della lettura attorno a Lewis Ferguson. Non perché fosse necessariamente il giocatore destinato all’ultimo passaggio, ma perché era spesso il giocatore capace di cambiare il valore del possesso del Bologna.

Prima circolazione. Ferguson. Sviluppo successivo.

La rete di passaggi aveva mostrato quanto fosse presente dentro i collegamenti principali e quanto potesse servire da cerniera verso il lato forte.

A Napoli Ferguson non sparisce. Anzi.

Chiude con 61 passaggi completati su 65, quindi rimane pienamente dentro il volume di gioco rossoblù.

Pass network del primo tempo di Napoli–Bologna: Ferguson numero 19 resta al centro delle connessioni principali del Bologna, con legami frequenti con Theate, Cambiaghi e Miranda.
Ferguson resta dentro le connessioni principali del Bologna. Il punto non è quante volte riceve, ma quanto poco spesso quelle ricezioni riescono a cambiare la posizione della partita.

Il punto è che il suo volume produce molto meno.

Il Napoli non deve necessariamente impedire a Ferguson di toccare il pallone. Deve impedirgli di trasformare quella ricezione nel passaggio che cambia la situazione.

E per lunghi tratti ci riesce.

Ferguson può ricevere. Può restituire. Può aiutare il Bologna a conservare la struttura.

Molto meno spesso riesce però ad accompagnare il pallone dentro una fase in cui il Napoli deve davvero arretrare e difendere.

Ferguson rimane nel gioco. Il Bologna perde ciò che normalmente viene dopo Ferguson.

Il problema dei cross, semplicemente, non nasce

Prima della partita avevamo insistito su un concetto.

Il problema non era concedere un cross. Era concederne trenta.

Contro il Sassuolo il Bologna ne aveva prodotti 38.

Non tutti pericolosi. Non tutti capaci di generare una conclusione. Ma il loro valore era nella ripetizione.

Cross. Respinta. Recupero. Nuovo possesso. Nuovo ingresso. Seconda palla. Altro cross.

Più una squadra riesce a mantenere l’avversario dentro quella sequenza, meno conta che la prima situazione venga difesa bene.

A Napoli questo meccanismo non prende mai davvero forma.

Il Bologna chiude con 10 cross.

Da 38 a 10.

Non è soltanto una riduzione quantitativa. È quasi la scomparsa di uno dei modi attraverso i quali il Bologna aveva mostrato di poter trasformare il possesso in pressione.

E qui entra anche il contesto della settimana.

Quattro giorni prima il Napoli aveva affrontato l’Arsenal in Champions League. Nel pre-match avevamo collegato proprio il tema delle seconde azioni alla lucidità richiesta da un calendario con una partita ogni pochi giorni.

Non tanto perché una squadra debba automaticamente essere stanca. Ma perché difendere continuamente la propria area richiede letture successive: uscire o restare, seguire o proteggere, accorciare sulla seconda palla o prepararsi al pallone successivo.

Il Napoli trova la soluzione migliore possibile.

Non passa la partita dentro quella situazione. Il Bologna non accumula cross, non accumula seconde palle e non riesce a tenere il Napoli schiacciato davanti alla propria porta.

La gestione delle energie comincia anche da qui. Non soltanto dal correre meno. Dal dover difendere meno volte la stessa situazione.

Quando la partita si apre, il Napoli è molto più pericoloso

Il controllo azzurro non si limita però al possesso organizzato.

Una delle differenze più nette emerge proprio nei momenti in cui il possesso cambia squadra e la struttura temporaneamente si rompe.

Quando il Napoli perde il pallone, il Bologna riesce a portare la transizione nella metà campo azzurra nel 31% dei casi, nell’ultimo terzo nel 22%, in area nel 7% e fino al tiro appena nel 3%.

Confronto delle transizioni difensive: il Napoli concede al Bologna il tiro nel 3% delle sequenze e recupera il possesso nel 66%; il Bologna concede al Napoli il tiro nel 12% e recupera nel 47%.
Dopo una perdita del Napoli, il Bologna arriva al tiro soltanto nel 3% delle transizioni. Gli azzurri chiudono il 66% delle sequenze difensive recuperando direttamente il possesso.

Quando accade il contrario e il Bologna perde palla, i numeri cambiano completamente.

Il Napoli raggiunge la metà campo avversaria nel 74% delle situazioni, l’ultimo terzo nel 55%, l’area nel 13% e arriva al tiro nel 12%.

Confronto della progressione nelle transizioni offensive: il Napoli raggiunge l’ultimo terzo nel 55% delle sequenze e il tiro nel 12%; il Bologna si ferma al 23% e al 3%.
Quando recupera, il Napoli trasforma molto più spesso il cambio di possesso in territorio: 55% delle sequenze arriva nell’ultimo terzo, contro il 23% del Bologna.

Questo conferma una parte del pre-match, ma non esattamente nel modo che avevamo immaginato.

Avevamo pensato che il Napoli potesse accettare alcuni possessi rossoblù e poi cercare di colpire nel momento in cui il Bologna perdeva il pallone con molti uomini avanzati.

Quella finestra esiste. Ma il Napoli non deve costruire la propria partita esclusivamente attorno a quella finestra.

Quando ha il pallone, controlla più territorio. Quando lo perde, protegge meglio la transizione. Quando lo recupera, avanza molto più facilmente.

C’è anche un altro dato significativo: il 66% delle transizioni difensive del Napoli termina con il recupero del possesso. Per il Bologna la percentuale scende al 47%.

La sequenza diventa quindi quasi opposta a quella che temevamo: non Bologna → cross → seconda palla → nuovo Bologna, ma spesso Bologna perde → Napoli recupera → Napoli avanza.

Il primo tempo lascia aperto il risultato, non la direzione

Il fatto che si vada all’intervallo sullo 0-0 può nascondere parte di ciò che era già successo.

Il Napoli non riesce a trasformare la superiorità in vantaggio, ma comincia presto a portare il Bologna verso una partita diversa da quella che Tedesco avrebbe probabilmente preferito.

Højlund ha due grandi occasioni prima del gol e accumula da solo 0,63 xG. De Bruyne trova ripetutamente posizioni dalle quali può cercare l’ultimo passaggio.

Il Bologna difende. Tiene il risultato. Ma non riesce a utilizzare quella resistenza per spostare progressivamente la partita dall’altra parte.

Ed è probabilmente questa la differenza tra restare nel punteggio e restare nella partita.

Nel punteggio il Bologna rimane sempre. Nel controllo del gioco molto meno.

Allegri cambia due uomini. Il Napoli cambia ritmo

All’intervallo Allegri interviene senza stravolgere la struttura.

Entrano Noa Lang per Vergara e Costantino Favasuli per Politano.

La tentazione sarebbe attribuire tutto ciò che accade dopo ai cambi. Sarebbe troppo semplice.

Il Napoli aveva già indirizzato il primo tempo.

Ma Lang e Favasuli aggiungono due caratteristiche nuove proprio nei punti nei quali la partita può ancora essere spinta.

Lang dà un riferimento diverso a sinistra. Riceve, porta palla, costringe il terzino a difendere in modo differente e permette al Napoli di avere una presenza più naturale in quella zona.

Favasuli porta invece freschezza sulla destra, ma soprattutto la capacità di arrivare in avanti senza rompere l’equilibrio della squadra.

I numeri del secondo tempo rendono bene il cambio di intensità: dopo l’intervallo il Napoli sale al 61% di possesso, produce 11 tiri e conquista 8 corner.

Non è quindi una ripresa in cui il Napoli, dopo la partita di Champions, prova ad abbassare il ritmo e amministrare.

Succede il contrario.

È proprio dopo l’intervallo che la superiorità territoriale diventa più insistente. Ed è dentro questa fase che arriva il gol.

Il gol non è un episodio. È la forma che prende il controllo

Il minuto è il 66’.

L’azione comincia da una rimessa laterale. Di Lorenzo e De Bruyne lavorano sul lato destro, il pallone arriva a Favasuli e il suo cross trova Lobotka dentro l’area. Il centrocampista attacca lo spazio e chiude l’azione con il destro.

La conclusione vale circa 0,40 xG, quindi è anche una delle occasioni qualitativamente migliori della partita.

Nel modello del Lab la sequenza viene ricostruita in 8 secondi, 5 passaggi e 6 azioni.

È breve. Ma non è improvvisa.

Il Napoli può portare Favasuli così alto perché ormai sta giocando stabilmente dentro la metà campo del Bologna. Può mandare Lobotka dentro l’area perché la struttura alle sue spalle permette al centrocampista di lasciare temporaneamente la propria zona.

Può sviluppare sul lato destro perché ha già costretto il Bologna a difendere basso abbastanza a lungo da aprire spazio per il movimento successivo.

Il gol non cambia la partita. La rende visibile sul tabellone. È la conclusione di un processo territoriale che era già in corso.

Lobotka segna, ma la partita di De Bruyne è ovunque

Il nome che rimane è inevitabilmente quello di Stanislav Lobotka.

Segna il gol. Chiude con 57 passaggi completati su 62, 43 nella metà campo avversaria, due key pass e una grande occasione creata. La fonte esterna gli assegna una valutazione di 8,8, la più alta della partita.

Ma sarebbe riduttivo trasformare il post-match in un articolo sul marcatore.

Nei dati del Lab c’è un altro giocatore che compare continuamente quando il possesso azzurro comincia ad avere un significato offensivo: Kevin De Bruyne.

Classifica dei contributi offensivi attraverso il passaggio: De Bruyne è primo con 10 contributi qualificanti, 6 passaggi progressivi, 4 palloni dentro l’area e 3 key pass.
De Bruyne guida i contributi offensivi attraverso il passaggio: 10 azioni qualificanti, 6 progressive, 4 dentro l’area e 3 key pass nel modello del Lab.

Nel coinvolgimento nelle sequenze che terminano con un tiro è ancora il giocatore più presente: 6 sequenze, 3 conclusioni e 3 passaggi che precedono direttamente un tiro.

La fonte esterna aggiunge quattro key pass complessivi, dodici cross e 0,55 xA.

La combinazione tra Lobotka e De Bruyne racconta bene perché il possesso del Napoli ha più peso.

Lobotka garantisce la continuità. De Bruyne cerca continuamente di alterare quella continuità per creare qualcosa.

Uno mantiene vivo il possesso. L’altro cerca di renderlo pericoloso.

E sul gol le due funzioni finiscono dentro la stessa azione: De Bruyne partecipa allo sviluppo, Lobotka arriva a chiudere.

Il Bologna rimane dentro l’1-0, ma non riesce a cambiare la partita

Il risultato crea inevitabilmente un rischio.

Un gol solo significa che basta un episodio. Una deviazione. Una seconda palla. Un cross difeso male. Una palla inattiva.

Per questo non avrebbe senso descrivere il finale come privo di tensione.

Tedesco prova a cambiare la squadra, modifica uomini e occupazione offensiva e nel finale inserisce anche Enem e Mbangula per aggiungere freschezza davanti.

Il Bologna prova ad alzarsi. Ma arriva a quel momento dopo una partita nella quale ha prodotto pochissimo.

Cinque tiri. 0,25 xG. Nessuna grande occasione. Nessun corner.

Questo è probabilmente il modo corretto di leggere l’1-0.

Il risultato rimane fragile. Il controllo della partita molto meno.

Il Napoli avrebbe potuto chiuderla prima. Non lo fa. E quindi resta esposto al rischio naturale di qualsiasi vantaggio minimo.

Ma non trascorre il finale a difendersi da un Bologna che accumula occasioni.

Il Bologna rimane vivo perché il punteggio glielo consente. Non perché riesca a cambiare stabilmente il rapporto di forze.

Le quattro domande, dopo la partita

  1. Il Napoli riuscirà a schermare Ferguson senza dover inseguire continuamente i centrali?
    Ferguson resta molto coinvolto e completa 61 passaggi su 65, ma il suo volume produce molto meno territorio e rifinitura rispetto alle gare precedenti.
    Verdetto: sì, nel risultato tattico.
  2. Il Bologna riuscirà a trasformare la costruzione in possesso stabile sulle corsie?
    Gli ingressi nell’ultimo terzo sono 30 contro i 62 del Napoli e soltanto 2 arrivano centralmente. I cross scendono da 38 contro il Sassuolo a 10.
    Verdetto: no.
  3. Quando recupera, il Napoli riuscirà a superare la prima riaggressione?
    Sì. Le transizioni offensive azzurre raggiungono molto più frequentemente metà campo, ultimo terzo e tiro rispetto a quelle del Bologna.
    Verdetto: sì.
  4. Il Bologna riuscirà a cambiare la partita aumentando la presenza offensiva nel finale?
    Tedesco cambia uomini e prova ad alzare il peso offensivo, ma chiude con 5 tiri, 0,25 xG e nessuna grande occasione.
    Verdetto: no.

Non tutto il possesso vale uguale

Era il titolo del pre-match.

Dopo la partita, rimane probabilmente il modo migliore per chiudere il cerchio.

Solo che il significato è cambiato.

Prima di Napoli–Bologna guardavamo soprattutto al possesso rossoblù. Ci chiedevamo se Allegri avrebbe accettato di concederlo e quanto sarebbe diventato pericoloso una volta passato attraverso Ferguson e arrivato sulle corsie.

La partita produce una risposta diversa.

Il Napoli non concede semplicemente quel possesso. Ne ha di più.

Ma soprattutto lo usa meglio.

Lo trasforma più frequentemente in avanzamento. Lo porta più spesso nell’ultimo terzo. Lo accompagna con più uomini dentro l’area.

Quando lo perde, recupera meglio. Quando recupera quello del Bologna, avanza con maggiore facilità.

E quando trova il gol, l’azione non arriva da un momento isolato dal resto della partita. Arriva da un Napoli già stabilmente alto, capace di muovere il Bologna da un lato, liberare Favasuli e portare Lobotka dentro lo spazio decisivo.

Questo è probabilmente il dato più importante dell’1-0.

Non che il Napoli abbia avuto il 58% del pallone. Ma che il possesso delle due squadre abbia prodotto conseguenze completamente diverse.

Il Bologna mantiene Ferguson e parte della propria circolazione. Perde quasi tutto ciò che quella circolazione aveva prodotto nelle settimane precedenti.

Il Napoli, invece, collega possesso, territorio, transizioni e rifinitura dentro la stessa prestazione.

Il punteggio resta corto.

La storia della partita molto meno.

Nota sui dati. I dati di evento, progressione, ingressi nell’ultimo terzo, cross, transizioni e contributi individuali provengono dal Match Explorer del Lab. Possesso, xG, grandi occasioni, tocchi in area e alcuni dati individuali sono usati come contesto esterno dalla pagina partita di Sofascore.
Pre-match → post-match

Le quattro domande hanno una risposta.

Il pre-match partiva dal valore del possesso del Bologna. Il campo ha spostato la domanda: il Napoli ha avuto più pallone e lo ha trasformato meglio in territorio e pericolo.

Rileggi il pre-match Torna al Lab