Napoli–Frosinone è finita 3-0. Nel pre-match avevamo scritto che il rischio per il Napoli non era il possesso, ma il secondo dopo averlo perso.
I dati dicono che quel meccanismo c’era davvero. Ma non è stato lui a decidere la partita.
Per capirlo bisogna separare due cose: quante volte il Napoli ha perso palla e cosa ne ha fatto il Frosinone.
Il Napoli ha segnato in tre modi diversi
Al 28′ De Bruyne ha segnato su rigore. Tre minuti dopo, al 31′, è arrivato il gol di Lang: una rimessa laterale, un attacco posizionale di 15 passaggi e 50 secondi, il tiro di Di Lorenzo parato e la ribattuta in rete.
Il terzo gol è arrivato nel recupero, al 93′. Passaggio sbagliato di Fini, Di Lorenzo riparte, Giovane serve De Bruyne e gol: due passaggi, sei secondi.
È una piccola ironia. L’unica transizione decisiva della partita, quella che avevamo indicato come il punto debole del Napoli, l’ha fatta il Napoli, con il Frosinone ancora all’inseguimento.
Il Napoli ha giocato a tre dietro
Nel pre-match avevamo indicato il 4-2-3-1 come assetto più probabile e il 3-4-2-1 come piano B. Allegri è partito subito con il piano B. Dietro, una linea a tre con Badiashile a sinistra, Rrahmani al centro e Marín a destra. Davanti a loro Spinazzola e Di Lorenzo come quinti (cioè esterni di fascia a tutta corsa), De Bruyne e Lobotka in mezzo, Neres e Lang dietro Højlund.
Lo si vede già dalle posizioni medie: una squadra raccolta soprattutto nella propria metà campo, con due quinti che salgono sulle fasce e due trequartisti vicini all’attaccante.
Il Napoli ha attaccato soprattutto da sinistra: 22 ingressi nell’ultimo terzo su 43, contro 14 da destra. È il lato di Badiashile, Spinazzola e Lang, che con cinque tiri è stato il giocatore più pericoloso della partita.
Il giocatore che teneva insieme tutto è stato De Bruyne. È stato il più coinvolto nel gioco azzurro (94 passaggi giocati o ricevuti), ha segnato due gol, ha fatto più passaggi in avanti di tutti (8) ed è anche il giocatore del Napoli con più interventi difensivi (14).
Il Napoli ha perso molte palle. Ha pagato poco
Il Napoli ha perso il 72% delle sue costruzioni dal basso: 23 su 32. È il valore più alto delle sette partite analizzate. Il massimo precedente era il 61%, contro l’Inter.
E la causa era quella che avevamo indicato. Su 103 perdite di palla, 70 sono nate da un passaggio sbagliato.
Il Frosinone ha fatto il suo lavoro: ha recuperato 64 palloni, più che in qualsiasi altra partita analizzata, e due su tre con un intercetto.
Eppure quelle ripartenze sono valse poco. Il Frosinone ne ha avute 105 e le ha trasformate in sei tiri, nessuno gol. Dopo una perdita di palla, il Napoli ha subito un tiro solo nel 5% dei casi, contro il 16–17% di Inter e Arsenal.
Due elementi aiutano a capirlo. Dopo 56 delle 103 perdite, cioè il 54%, il Napoli ha riconquistato subito il pallone. Il Frosinone riusciva a consolidare il possesso solo nel 33% dei casi.
La seconda è un’ipotesi, non un dato: con tre difensori centrali e due quinti che tornavano, dietro la linea della palla c’erano più giocatori di una difesa a quattro.
Il Napoli, inoltre, ha pressato molto meno del previsto. Il suo PPDA è stato 16,7: nel pre-match avevamo indicato 10–11 contro le squadre che non dominano il possesso. Il PPDA misura quanti passaggi concedi all’avversario prima di intervenire: più è alto, meno aggressiva è la pressione.
Per questo il Frosinone ha potuto costruire. Ha perso solo un terzo delle sue costruzioni (5 su 15), contro il 55–75% delle partite precedenti. È la conferma del dubbio che avevamo messo nel pre-match: pressare alto il Frosinone produce meno caos del previsto.
Perdere palla non è sempre un errore
Quel 72% va letto con attenzione, perché non tutte le costruzioni perse sono errori in uscita.
Quasi la metà delle costruzioni del Napoli (15 su 32) è partita con un lancio lungo, e 12 di queste sono finite con una palla persa. Meret ha battuto 13 rinvii lunghi su 19 e ha provato 24 passaggi in avanti, completandone solo 7. Si può leggere come un modo per alzare il campo e giocarsi la seconda palla: quando va male, i numeri la contano come una perdita.
C’è un secondo elemento. Delle 23 costruzioni perse, 9 sono partite da metà campo, per esempio da una rimessa laterale o da una punizione, e non dall’area. Nelle altre sei partite erano state da zero a due. Una palla persa lontano dalla propria porta fa molto meno male di una persa in uscita dall’area, e può aiutare a spiegare perché il conto sia stato così leggero.
Il Frosinone ha crossato di più. Non è bastato
Il Frosinone ha attaccato soprattutto da destra, ma molto meno del solito: 21 ingressi nell’ultimo terzo da destra contro 17 da sinistra. Nelle partite precedenti la differenza era molto più grande.
È cresciuto invece il cross: 26, più di ogni partita precedente (il massimo era 23). Il percorso più usato è stato quello previsto, dalla destra verso il centro dell’area (8 cross), e Calò è stato il crossatore principale con 9.
Ma quei cross hanno prodotto sette tiri e un solo tiro in porta, parato. Sulla sinistra del Napoli giocava Spinazzola, rientrato dall’infortunio, come quinto di sinistra, con Badiashile alle sue spalle nella linea a tre. Il problema che avevamo segnalato, con Olivera fuori, è stato probabilmente attenuato dall’assetto: in area c’erano più giocatori pronti a rispondere ai cross.
Calò ha fatto tutto, ma da solo non bastava
Calò è stato di nuovo il giocatore più coinvolto del Frosinone: 119 passaggi giocati o ricevuti, vicino al suo massimo del campione (124 a Genoa).
Ha battuto 9 cross e provato due tiri, entrambi fuori. Non è stato isolato: ha fatto quello che fa sempre. Il problema è che nessuno, intorno a lui, è riuscito a trasformare il suo lavoro in tiri nello specchio.
Il copione era giusto. Il vantaggio era dell’altra squadra
Nel pre-match avevamo descritto cosa succede se il Frosinone passa in vantaggio: si abbassa e rinuncia al secondo gol. Non l’abbiamo visto, perché a passare avanti è stato il Napoli.
Dal 28′ i ciociari hanno dovuto inseguire per 65 minuti. Era già successo contro la Juventus, l’unica sconfitta delle ultime 22 partite. In questo tipo di partita la squadra di Alvini non ha mai trovato il modo di fare male.
Dei suoi 17 tiri, 13 sono arrivati con il Napoli avanti. Solo uno è finito nello specchio. Il Napoli ha tirato 13 volte nel primo tempo e 6 nella ripresa, quando ha abbassato anche il ritmo del pressing: il PPDA è passato da 15,2 a 18,4.
Quando ha dovuto inseguire, il Frosinone ha cambiato anche altezza. Ho misurato dove difende (l’altezza media delle sue azioni difensive): nel primo tempo era basso, a circa 25 metri dalla propria porta, nella ripresa è salito a circa 35. Il Napoli, nello stesso periodo, è rimasto intorno ai 30 metri.
Salire significa lasciare più spazio dietro la linea, e più rischio quando si perde palla. È esattamente la situazione in cui è arrivato il terzo gol, al 93′.
I cambi hanno portato il terzo gol
Allegri ha cambiato cinque giocatori, e quasi tutti hanno dato qualcosa. Al 60′ sono entrati McTominay e Lucca per Neres e Højlund, al 70′ Gilmour per Lobotka, al 71′ Giovane per Lang, all’80′ Politano per Spinazzola.
Dei sei tiri del Napoli nella ripresa, tre sono arrivati da subentrati: McTominay al 73′, Gilmour all’86′, Politano all’87′. E l’assist del 3-0 è di Giovane, entrato da ventidue minuti.
Alvini ha risposto con cinque cambi: Terzić per Masini all’intervallo, poi Bobček per Raimondo e Fini per Ghedjemis al 62′, Cichella per Bracaglia al 75′ e Zerbin per Schmid all’82′. Nella ripresa il Frosinone ha tirato più che nel primo tempo (10 tiri contro 7), ma senza trovare la porta. Bobček ci ha provato tre volte, al 63′, al 70′ e all’84′, e ha sempre mancato lo specchio.
Le previsioni giuste e quelle sbagliate
Alcune cose le avevamo lette bene. Spinazzola è rientrato ed è partito titolare, Cittadini ha giocato al posto di Monterisi e McTominay è entrato per una mezz’ora, al 60′. Il passaggio sbagliato è stata la prima causa di perdita di palla e Calò è rimasto il riferimento del Frosinone.
Altre no. Avevamo indicato il 4-2-3-1 come assetto probabile e il 3-4-2-1 come piano B: Allegri è partito subito con la difesa a tre. Avevamo indicato Bobček in attacco: ha giocato Raimondo dall’inizio, Bobček è entrato al 62′. E ci aspettavamo un Napoli più aggressivo nel pressing.
Soprattutto, il Frosinone ha avuto più pallone del solito: il 48% dei passaggi, contro il 35–40% delle partite precedenti. Quando il vantaggio ce l’ha l’avversario, il modello cambia.
Il test vero arriva martedì
La domanda più utile che lascia questa partita non riguarda il risultato. Il Napoli ha perso il 72% delle costruzioni e ha pagato poco, perché il Frosinone ha trasformato in tiro solo il 6% delle sue ripartenze.
Martedì in Champions, a Villarreal, l’avversario è diverso. Nelle cinque partite che abbiamo analizzato la squadra di Iñigo Pérez pressa con più continuità (PPDA tra 10,9 e 12,2) e a La Cerámica gli avversari hanno perso tra il 48% e il 68% delle costruzioni dal basso.
Ci torniamo nel pre-match di Villarreal–Napoli.
Il Frosinone ha fatto gran parte di quello che avevamo previsto, ma non è bastato: il Napoli ha segnato due volte tra il 28′ e il 31′, e da lì la partita ha cambiato copione.