Villarreal–Napoli, martedì sera alle 21 all’Estadio de la Cerámica, è la seconda giornata della fase campionato di Champions League. Entrambe sono a zero punti: il Napoli ha perso in casa con l’Arsenal, il Villarreal a Dortmund.
Dopo il post-match del Frosinone, la domanda è semplice: questa volta il rischio di perdere palla è dall’altra parte? Per capirlo abbiamo analizzato sei partite del Villarreal di questa stagione, fino al Bernabéu di sabato.
Il quadro che esce non è quello di una squadra sola, ma di due.
Un Napoli ridotto e un Villarreal senza Pépé
Le notizie vengono dalla stampa e sono aggiornate a lunedì 12 ottobre. Le formazioni ufficiali arrivano un’ora prima della partita.
Il Napoli ha diverse assenze. Mancano Alisson, Buongiorno, Favasuli, Olivera e Vergara, e Marianucci e Giovane non sono nella lista UEFA. Anguissa, fermo per una lesione all’adduttore, è l’unico che può recuperare.
Per il Corriere dello Sport Allegri riconferma il 3-4-2-1 di sabato, ma potrebbe cambiare tre giocatori: Gilmour accanto a Lobotka (con De Bruyne più avanti), Politano sulla destra e McTominay, tornato contro il Frosinone a 32 giorni dall’intervento al cuore, che ha giocato circa mezz’ora. Se partirà dal primo minuto è una delle domande aperte.
Il Villarreal ha perso Pépé, operato agli occhi nei giorni scorsi: salta la partita. Iñigo Pérez, dopo il Real Madrid, ha detto di non voler svelare dettagli tattici per non avvantaggiare il Napoli.
Campione dati. L’analisi usa sei partite del Villarreal (Atlético, Deportivo, Dortmund, Betis, Levante e Real Madrid) e le sette del Napoli già analizzate. Sono pochi match: i numeri indicano tendenze, non certezze.
Il Villarreal cambia pelle a seconda dell’avversario
In casa contro Deportivo, Betis e Levante il Villarreal ha avuto il 61–63% dei passaggi e ha spinto la squadra in avanti: 73, 73 e 38 ingressi nell’ultimo terzo. Contro avversari più forti, fuori casa, ha cambiato volto.
Al Bernabéu, sabato, ha giocato molto più basso. Secondo quanto riportato dalla stampa dopo la partita, Pérez ha difeso a cinque, con Foyth a uomo su Bellingham e i terzini stretti. I dati vanno nella stessa direzione: il baricentro della squadra è rimasto nella propria metà campo e gli attaccanti sono stati lontani dall’area avversaria, soprattutto nel primo tempo.
Eppure non è stata una squadra passiva. A Madrid il Villarreal ha avuto il 53% dei passaggi e ha tirato più del Real (15 tiri contro 11), anche se nessuno è entrato. Il gol di Diomande è arrivato al 62′.
Contro il Levante, tre settimane prima, la squadra era molto più alta: Moleiro e Pérez stavano a ridosso dell’area avversaria.
Resta una domanda aperta. Martedì è Champions, in casa, contro una squadra forte, e nei dati non c’è un precedente identico: casa contro avversari piccoli, fuori contro avversari più forti. Quale delle due facce vedremo? Pérez non lo dice.
La pressione cambia da un tempo all’altro
Il pressing si misura con il PPDA: quanti passaggi lasci fare all’avversario prima di intervenire. Più il numero è basso, più la squadra aggredisce.
Il Villarreal ha pressato in modo diverso nei due tempi. Contro Deportivo e Betis è partito piano (PPDA di 18,3 e 16,1) e ha alzato molto la pressione nella ripresa (8,9 e 9,8). A Madrid è stato l’esempio più estremo: 54 nel primo tempo, quasi nessuna pressione, e 10,6 nel secondo.
Non è una regola. Contro il Dortmund è successo il contrario (da 9,4 a 21,5), contro l’Atlético la pressione è rimasta uguale e contro il Levante è calata. Ma in tre partite su sei il Villarreal ha cambiato marcia dopo l’intervallo.
Per il Napoli questo vuol dire che il primo tempo potrebbe essere più tranquillo del secondo, e che l’uscita dal basso rischia di essere messa alla prova soprattutto dopo l’intervallo.
Una precisazione dovuta: nel post-match avevamo scritto che il Villarreal pressa con continuità (PPDA tra 10,9 e 12,2) nelle cinque partite analizzate allora. Con il Real Madrid il quadro è più sfumato.
Il Villarreal paga ogni palla persa
Il dato più forte di tutto il campione è uno: nove dei dodici gol subiti dal Villarreal nascono da un recupero palla dell’avversario. Per il Napoli, nelle sette partite analizzate, sono tre su sette.
Atlético, Deportivo, Dortmund, Betis e Levante hanno segnato in questo modo, spesso in pochi secondi: il primo gol del Dortmund dopo due secondi dal recupero, quello di Natan del Betis dopo due, quello di Aubameyang, con il Deportivo, dopo quattro.
Non è solo una questione di ripartenze. Contro il Deportivo il gol di Cruz arriva dopo un’azione di 97 secondi e 22 passaggi, ma nasce comunque da una palla persa dal Villarreal.
Il Villarreal, però, sa fare male anche in transizione: quattro dei suoi dieci gol, contro Deportivo e Levante, sono nati da un recupero palla.
Il Villarreal costruisce dai centrali
Il Villarreal costruisce soprattutto attraverso i difensori centrali. Renato Veiga è il giocatore con più passaggi giocati o ricevuti in quattro partite su sei, con un massimo di 202 contro il Levante e 11 passaggi in avanti. Navarro e Freeman, il terzino destro, completano il triangolo.
Quando affronta squadre forti fuori casa, la costruzione soffre: ha perso il 47% delle sue sequenze contro l’Atlético, il 43% a Dortmund e il 56% al Real Madrid. In casa, contro avversari più piccoli, tra il 22% e il 36%.
Qui il Napoli ha una scelta da fare. Nelle sue sette partite ha pressato molto contro chi tiene poco palla (PPDA tra 10 e 11 con Genoa, Bologna e Fiorentina) e molto meno contro chi la tiene (tra 17 e 21 con Como, Inter, Arsenal e Frosinone).
In casa il Villarreal è una squadra che tiene il pallone (61–63% dei passaggi). Per precedente, quindi, il Napoli potrebbe pressare poco. Ma è proprio pressando alto che avrebbe più occasioni di sfruttare il punto debole del Villarreal, cioè la costruzione sotto pressione.
Con una rosa ridotta e McTominay a minuti contati, pressare alto costa energie. Se Allegri accetta il rischio, il Villarreal sarà messo alla prova nel suo punto più fragile. Se no, il Villarreal costruirà più tranquillo e la partita si sposterà sulle palle perse a centrocampo.
Il Napoli può stare tranquillo? Dipende da quale Villarreal
Il Napoli sa che perdere palla in uscita non sempre costa: contro il Frosinone è andata bene, contro Inter e Arsenal molto meno. Contro il Villarreal dipende da quale Villarreal si presenta.
A La Cerámica, nelle tre partite in casa analizzate, il Villarreal ha fatto perdere agli avversari tra il 48% e il 68% delle loro costruzioni dal basso. Se si presenta con la faccia alta, il Napoli rischia di trovarsi nella stessa situazione. Se invece sceglie la versione prudente vista a Madrid, l’uscita sarà più semplice, ma ci saranno meno spazi per ripartire.
Senza Pépé il Villarreal attacca nello stesso modo
Pépé è stato uno dei giocatori più pericolosi del Villarreal (11 tiri in quattro partite), ma la sua assenza non dovrebbe cambiare il disegno dell’attacco. Il Villarreal ha già giocato due partite senza di lui, contro Levante e Real Madrid, e le ha giocate quasi come le altre.
Prima di tutto, il lato più usato è quasi sempre la destra (cinque partite su sei). Con Pépé, nelle quattro partite in cui ha giocato, il 44% degli ingressi nell’ultimo terzo è arrivato dalla destra. Senza di lui, nelle due partite successive, il 46%.
Poi, il modo di arrivare in area. Il percorso di cross più usato è lo stesso (dalla fascia destra verso il centro dell’area) in cinque partite su sei. Contro il Levante sono stati 21 cross, contro il Real Madrid 11.
Cambia chi crossa. Di solito i cross li batteva Pépé o Buchanan; nelle ultime due gare il giocatore con più cross è stato Moleiro, che contro il Levante ha anche servito 7 passaggi poi finiti in un tiro.
Per il Napoli questo significa guardare sempre dallo stesso lato. Il Villarreal arriva dalla destra, quindi sulla sinistra del Napoli: Badiashile, Spinazzola e Lang nell’assetto del post-match, a meno che Allegri non cambi qualcosa.
La partita può decidersi nell’ultimo quarto d’ora
Il Villarreal vive i finali di tempo in modo particolare. Dei dodici gol subiti, quattro sono arrivati tra il 38′ e il 42′ e cinque dopo il 78′: nove su dodici in due finestre brevi.
Segna anche tardi: quattro dei suoi dieci gol sono arrivati dal 75′ in poi. Contro Dortmund, Deportivo e Atlético il finale ha deciso o cambiato la partita.
Anche il Napoli vive di finali. Nelle sue ultime sette partite ha segnato tre volte dall’81′ (due a Genoa e il terzo al Frosinone, al 93′) e ne ha subiti tre dal 74′ in poi (due con l’Inter, uno con l’Arsenal).
Il Napoli arriva a questo finale con un McTominay a minuti contati e con una panchina che contro il Frosinone ha portato l’assist del terzo gol. Quell’assist era di Giovane, che martedì non è nella lista UEFA. Chi avrà più energie e cambi migliori potrebbe fare la differenza.
Le quattro cose da guardare martedì
Una partita di facce e di finali
Villarreal–Napoli non sembra una partita da risolvere con un’unica idea. Il Villarreal può presentarsi in due modi e il Napoli, oggi, ha più assenze che certezze.
C’è però una costante: il Villarreal paga le palle perse. Se il Napoli sa approfittarne e protegge le proprie, il resto della partita cambia.
La differenza potrebbe farla chi sbaglia meno, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora.