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Serie A 7ª giornata

Post-match · Analisi della partita

Venezia–Napoli 1-0: un muro, un lancio, un rigore parato.

Il Venezia, ultimo e a zero punti, ha segnato con un lancio al 48′ e poi ha difeso a ridosso della propria area. Il Napoli ha avuto il 70% dei passaggi, un rigore e 29 tiri, e non ha segnato: De Bruyne ha tirato basso, Stanković ha parato.

Venezia–Napoli 1-0: il gol di Adams al 48′, il rigore di De Bruyne parato da Stanković al 67′, 29 tiri del Napoli (21 dall’area, 13 murati) e il 70% dei passaggi al Napoli.
Un lancio per il Venezia, un rigore parato e ventinove tiri senza gol per il Napoli.

Quattro numeri per leggere l’1-0.

70%dei passaggi al Napoli, che ha tirato 29 volte senza segnare
17 ml’altezza del blocco del Venezia: nelle altre sei partite tra 27 e 39
9 sdal blocco di Kike Pérez al gol di Adams
67′il rigore di De Bruyne, parato da Stanković

Il Venezia era ultimo in classifica, a zero punti, con sei sconfitte in sei partite e un allenatore cambiato pochi giorni prima: via Stroppa dopo il 3-1 di Bergamo, dentro Davide Nicola, che secondo la stampa della vigilia debuttava proprio contro il Napoli. Il Napoli arrivava dalla sconfitta di Villarreal e da una frase di Allegri che sembrava un programma: bisogna «gestire meglio la palla in certi momenti della partita».

Sulla carta c’era un favorito evidente. Alla fine ha vinto il Venezia, 1-0, e ha preso i suoi primi tre punti della stagione. Il gol l’ha fatto Adams al 48′, su un pallone lungo. Per tutto il resto della partita il Napoli ha avuto il pallone, l’area avversaria, un rigore e ventinove tiri. Non ha segnato.

Nel pre-match avevamo scritto che la partita poteva cambiare in un momento preciso, dopo il primo gol, e che il Venezia, in sei partite, non aveva mai difeso un vantaggio. Questa volta lo ha difeso, per quarantasei minuti. Proviamo a capire come, partendo dalla domanda con cui si chiudeva il pre-match: quale Venezia si sarebbe visto?

Quale Venezia?

Nel pre-match avevamo descritto due Venezia. Quello di Lecce, Frosinone e Fiorentina, che sale a pressare gli avversari fin dalla loro area. E quello di Milan, Lazio e Atalanta, che aspetta più indietro. Per misurare la differenza usiamo il PPDA, che conta quanti passaggi lasci fare all’avversario prima di intervenire: più il numero è basso, più la squadra aggredisce. Il primo Venezia stava tra 7 e 8, il secondo tra 13 e 17.

Contro il Napoli il PPDA è stato 35,5: più del doppio, anche rispetto al più prudente dei due. Non si è visto né il primo Venezia né il secondo. Si è visto un terzo, che ha lasciato il pallone al Napoli e si è chiuso davanti alla propria area.

Altezza del blocco del Venezia partita per partita: tra 27 e 39 metri nelle sei partite precedenti, 17 contro il Napoli; PPDA 35,5 e 32 lanci su 44 passaggi del portiere.
Il Venezia ha difeso più basso di tutte le altre partite: 17 metri dalla propria porta, quasi sul limite dell’area.

Lo si capisce anche da un altro dato. Prendi la metà delle azioni difensive del Venezia, cioè contrasti, intercetti, recuperi e rinvii, e guarda a che distanza dalla propria porta avvengono. Nelle altre sei partite la risposta era tra 27 e 39 metri. Contro il Napoli è stata 17 metri: praticamente sul limite dell’area di rigore. Ed era così già nel primo tempo, quando il punteggio era ancora 0-0.

Quando il Venezia aveva il pallone, non provava a giocarlo. Il portiere Stanković ha lanciato lungo 32 volte su 44, e solo in 10 casi il pallone è arrivato a un compagno.

Perché? I dati non lo dicono. Può essere l’allenatore nuovo, può essere il Napoli, perché con il 70% dei passaggi quasi tutte le squadre si abbassano, può essere il punteggio. Il primo tempo, sullo 0-0, dice che il punteggio da solo non basta; le altre due spiegazioni restano aperte.

Dal vivo, nel pre-match, avevamo scritto di guardare i due attaccanti del Venezia quando il Napoli costruiva: se pressano i tre centrali è il Venezia di Lecce, se aspettano a centrocampo è quello di Milan e Atalanta. Qui non facevano né l’una né l’altra cosa: stavano alti, ma non salivano a pressare.

La lavagna, con le posizioni vere

Nel pre-match avevamo disegnato una lavagna con tre punti di contatto. Questa è la stessa lavagna, ma con le posizioni vere dei giocatori nel primo tempo, quando in campo c’erano gli stessi undici e il punteggio era 0-0. Ogni cerchio è un giocatore, con il suo numero di maglia, e sta dove ha toccato più spesso il pallone o è intervenuto. Il Napoli, in azzurro, attacca verso l’alto. Il Venezia, in giallo, è disegnato girato, così le due squadre si guardano in faccia.

Posizioni di tocchi e interventi dei giocatori di Napoli e Venezia nel primo tempo, sullo 0-0, con il campo del Venezia ruotato: Hainaut e Spinazzola nello stesso punto, i tre centrali del Napoli liberi, Adams e Yeboah all’altezza dei centrali.
La lavagna con le posizioni vere: esterno contro esterno, tre contro due dietro, attaccanti alti ma fermi.

Guardala dall’alto, un pezzo alla volta.

A sinistra, in alto, due cerchi uno sopra l’altro. Il giallo con il 18 è Hainaut, l’azzurro con il 37 è Spinazzola: i due esterni, il duello che nel pre-match avevamo indicato come il primo da guardare. Hanno toccato il pallone nello stesso punto, a mezzo metro l’uno dall’altro, praticamente spalla a spalla per tutto il tempo. Avevamo scritto che se Spinazzola saliva avrebbe lasciato spazio a Hainaut. È successo il contrario: Spinazzola è salito, Hainaut non si è staccato di un passo e quello spazio non l’ha mai avuto, perché passava la partita a difendere. Ha fatto più azioni difensive di qualsiasi compagno e appena tre cross, in una stagione in cui ne faceva quasi sei a partita.

Al centro, in basso, i tre cerchi con il bordo bianco. Sono i tre centrali del Napoli: Badiashile (5), Beukema (31) e Rrahmani (13). Sono tra i giocatori che toccano più palloni: 293 volte in tre. E quasi nessuno li disturba: in 8 casi, meno di una volta su trenta, un avversario è intervenuto entro pochi secondi, contro una volta su dieci per i loro compagni. Per capirci, contiamo come «disturbato» un pallone seguito da un contrasto, un intercetto, un recupero, un rinvio o un fallo dell’avversario entro 6 secondi e 10 metri. Il Napoli aveva sempre un uomo libero da cui far partire il gioco, come avevamo previsto: in difesa, tre contro due. Ma trovarlo non è bastato.

Accanto ai centrali, due cerchi gialli con il bordo tratteggiato. Sono Adams (45) e Yeboah (10), gli attaccanti del Venezia. Toccano il pallone all’altezza dei difensori del Napoli, ma non li pressano: li guardano. Sono alti, e fermi. Più che per rubare palla, sembrano lì per ricevere un lancio.

In mezzo, i cerchi si mescolano. Il 19 giallo, Sohm, è a pochi metri dagli azzurri 68 e 6, Lobotka e Gilmour. Sulla carta il Venezia aveva tre uomini contro due, con Bašić e Kike Pérez, e la lavagna del pre-match ne faceva un punto di forza. In campo non si è tradotto in niente: il centro è stata la zona dove il Napoli è stato disturbato meno, e fino al gol ha avuto due passaggi su tre.

Nel complesso il Napoli è stato disturbato su un pallone su tredici, poco più della metà rispetto a Villarreal. È la fotografia di una partita in cui una squadra voleva il pallone e l’altra no.

Il minuto del muro

Il primo tempo ha un minuto che racconta tutta la partita in piccolo. Al 28′ Gilmour batte un corner. Badiashile (5) tira, Sohm (19) respinge. Rrahmani (13) ci riprova, e questa volta a respingere è Haps (5), a pochi metri dalla porta: secondo corner. Gilmour lo batte, Di Lorenzo (22) tira da dieci metri e la palla va fuori. McTominay (8) tira due volte di fila, e tutte e due le volte c’è Juan Jesus (15) a murare.

Cinque tiri in trentuno secondi, tutti dentro l’area. Quattro fermati da un giocatore del Venezia, uno fuori. Nessun gol.

Nel pre-match avevamo indicato le seconde palle come il punto in cui si poteva decidere la partita, perché il Napoli segna spesso su una ribattuta. Eccone cinque in mezzo minuto, e non è bastato. È anche l’unica volta, in tutta la partita, in cui il Napoli è riuscito a ritirare subito dopo un tiro respinto.

Dove il Venezia ha chiuso il pallone

Il Venezia ha pressato poco, ma non a caso. L’eccezione è Giovane: sette dei suoi trentuno palloni, quasi uno su quattro, sono stati seguiti da un intervento, contro circa uno su quindici per i suoi compagni. Sei di quei sette sono arrivati sulla fascia sinistra del Napoli, davanti a Spinazzola, e li hanno fatti sempre gli stessi: Kike Pérez (71) quattro volte, Hainaut (18) due, Sohm (19) una.

Al 53′ Giovane esce e al suo posto entra Alisson Santos, che gioca nello stesso corridoio. Il copione non cambia: ancora Kike Pérez e Hainaut a chiudere, sei palloni disturbati su quarantuno. Sono numeri piccoli e il caso di Alisson Santos, da solo, non direbbe nulla; ma è la stessa storia con un giocatore diverso.

Dal vivo: la fascia sinistra del Napoli, Spinazzola e Giovane contro Hainaut e Kike Pérez, è il punto in cui il Venezia si prendeva il pallone, vicino alla propria area.

Nove secondi, un lancio

Il primo tempo finisce 0-0, dopo tre minuti di recupero. La ripresa è cominciata da poco più di tre minuti quando arriva il gol. Il Napoli sta costruendo nella metà campo del Venezia: Lucca prova un passaggio corto e Kike Pérez lo blocca. Lucca perde anche il controllo del pallone successivo. Sohm lancia un pallone alto di 46 metri verso Adams, che lo controlla a 21 metri dalla porta e tira due secondi dopo: gol.

La sequenza del gol di Adams al 48′, con i numeri di maglia: Kike Pérez (71) blocca Lucca (20), Sohm (19) lancia a 46 metri, Adams (45) controlla e tira, in nove secondi.
Dal blocco al gol passano nove secondi e una sola passata.

Nove secondi dal blocco al gol, una sola passata. Nel pre-match avevamo scritto che sei dei sedici gol subiti dal Venezia erano vere ripartenze degli avversari, e che il Venezia, quando sale, lascia spazio alle spalle. Qui la ripartenza l’ha fatta il Venezia, contro un Napoli che stava attaccando. Non sappiamo dove fossero i difensori del Napoli in quei nove secondi, perché non abbiamo dati di tracking: sappiamo che ad Adams ne sono bastati due tra il controllo e il tiro.

Adams era l’uomo da guardare. Nel pre-match: tocca pochi palloni ma tira quasi sempre da dentro l’area. Contro il Napoli ha fatto 6 dei 9 tiri del Venezia, tutti dall’area, e uno è entrato.

Dal vivo: dopo un recupero del Venezia, guardare se il primo pallone è lungo verso Adams.

Dopo il gol, il muro

Da lì la partita cambia, e cambia in un solo senso. Il Venezia si abbassa ancora: i suoi quattro difensori, i tre centrali più Hainaut, passano dal toccare palla a 34 metri dalla propria porta a 24. Il Napoli tiene il pallone per tre passaggi su quattro e tira 20 volte dopo il gol, contro le 9 di prima.

Prima e dopo il gol di Adams: passaggi del Napoli dal 66 al 77%, tiri del Napoli da 9 a 20, tiri del Venezia 4 e 4, difensori del Venezia da 34 a 24 metri dalla propria porta.
Dopo il gol la partita cambia in un solo senso.

Il Venezia non sparisce: tira altre quattro volte. Ma l’ultima è al 71′, e poi non tira più.

I ventinove tiri del Napoli non sono tiri disperati: ventuno partono dall’area, a dodici metri dalla porta. Il problema è chi li aspetta. Quasi tre azioni difensive del Venezia su quattro avvengono nel suo primo terzo di campo; oltre la metà campo ne contiamo appena sedici in tutta la partita. Il risultato è che quasi un tiro su due viene murato.

I 29 tiri del Napoli (13 murati, 9 parati, 7 fuori, 21 dall’area, rigore compreso) e le azioni difensive del Venezia, la metà a meno di 17 metri dalla porta.
Il Napoli ha tirato da vicino, ma contro un Venezia schierato a ridosso della propria area.

Stanković ha parato nove volte, rigore compreso, Meret tre. E i gol attesi (xG) raccontano la stessa partita. L’xG dà a ogni tiro un valore tra 0 e 1, in base a quanto è difficile segnare da quella posizione: un rigore vale circa 0,8, un tiro da lontano pochi centesimi. Per Sofascore il Napoli ha creato 2,44 gol attesi, il Venezia 0,63: quasi quattro volte di più, e zero gol contro uno.

Gol attesi di Sofascore e gol veri: Venezia–Napoli, Napoli 2,44 e 0 gol, Venezia 0,63 e 1 gol; Villarreal–Napoli, Napoli 1,70 e 1 gol, Villarreal 1,24 e 3 gol.
Due partite, due sconfitte, due volte più gol attesi dell’avversario.

È la seconda partita di fila in cui succede. A Villarreal, quattro giorni prima, il Napoli aveva creato più dell’avversario (1,70 contro 1,24) e aveva perso 3-1.

Anche i dati Opta vanno nella stessa direzione: nei suoi dati etichetta come «grande occasione» solo due azioni in tutta la partita, tutte e due del Napoli, il rigore e il tiro di Badiashile al 91′. Le ha parate tutte e due Stanković.

Anche i cross, la strada più naturale contro un blocco basso, hanno reso poco: 31 in tutto, e solo 7 sono arrivati a un compagno.

Il Napoli ha tirato da vicino, ma contro un muro. Il Venezia ha lasciato il pallone, non l’area.

Il rigore di De Bruyne

Se metti in fila la ripresa, i momenti sono questi.

La ripresa in nove momenti: il gol di Adams (48′), i tre cambi di Allegri (53′), Politano per Beukema (62′), il fallo di Moreno su Højlund (65′), il rigore parato a De Bruyne (67′), le due parate di Meret (69′–71′), nove tiri del Napoli in otto minuti (83′–91′), il tiro di Badiashile (91′) e il fischio finale (94′).
La ripresa, dal gol al fischio finale.

Allegri aveva già cambiato la partita dalla panchina. Al 53′ tre cambi nello stesso minuto: Højlund, Alisson Santos e De Bruyne al posto di Lucca, Giovane e Gilmour. Al 62′ Politano per Beukema, con la difesa passata a quattro. Il Venezia ha fatto cinque cambi, tra il 62′ e l’81′, senza toccare il modulo: è rimasto sul 3-5-2.

Al 65′ Moreno commette fallo su Højlund in area: rigore. Passa un minuto e mezzo prima che il tiro parta. De Bruyne, che era partito dalla panchina, tira basso, verso il palo. Stanković ci arriva e para. È una delle due occasioni che Opta etichetta come nitide, e il Napoli la sbaglia.

Il Napoli non si ferma. Due minuti dopo, al 69′, De Bruyne ci riprova da fuori area e il tiro viene murato. E allora il Venezia risponde. Al 69′ Rrahmani, il numero 7 del Venezia, entrato al posto di Yeboah, tira da quindici metri: Meret para. Al 71′ Adams tira da dieci metri: Meret para ancora. Sono gli ultimi due tiri del Venezia. In quattro minuti, dopo il rigore parato, il Venezia ha avuto due tiri in porta per chiudere la partita.

Gli ultimi minuti

La partita del Napoli è fatta a ondate. Tra il 35′ e il 56′, recupero compreso, resta ventiquattro minuti senza tirare: in quel tratto fa 39 tocchi nell’ultimo terzo e solo 3 in area, e il muro regge senza che il Venezia debba nemmeno uscire. Poi arriva l’ondata finale.

Dall’83′ al 91′ il Napoli tira 9 volte in otto minuti: Lobotka da fuori, Alisson Santos tre volte, McTominay, Di Lorenzo, Politano due volte. Sei tiri vengono parati da Stanković, tre murati. L’ultimo è il più nitido. Al 91′ Badiashile, da otto metri, tira e Stanković para. È lo stesso Badiashile che aveva aperto la serie di tiri del minuto del muro, al 29′: ha aperto una sequenza e chiuso la partita.

Il fischio arriva al 94′, dopo circa quattro minuti di recupero. Il dato che cade è quello del pre-match: il Napoli non aveva mai perso quando aveva più della metà dei passaggi (tre vittorie e un pareggio, in quattro partite). Contro il Venezia ne ha avuti il 70% e ha perso. Erano quattro partite: era una tendenza, non una regola.

Cosa avevamo previsto

Le sei domande del pre-match e i verdetti: quale Venezia, tre contro due dietro, tre contro due in mezzo, esterno contro esterno, la partita dopo il primo gol e il Napoli in vantaggio.
Le domande del pre-match, una per una.

Il bilancio è misto: due letture giuste, una a metà, una sbagliata, una che sulla lavagna c’era ma in campo non ha pesato, una che la partita non ha permesso di verificare.

Avevamo letto bene i tre contro due dietro, il duello degli esterni (a metà: c’è stato, ma al contrario di come lo immaginavamo) e la partita dopo il primo gol, compresa l’ipotesi che il Venezia potesse passare avanti. Abbiamo sbagliato la domanda iniziale: non è comparso né il Venezia che preme né quello che aspetta a metà campo, ma uno più basso di tutti e senza pressing. E non avevamo immaginato il rigore, che con De Bruyne al posto giusto sembrava il modo più semplice di cambiare la partita.

Il pallone al Napoli, il muro al Venezia

Il Napoli ha fatto quello che il pre-match gli chiedeva: ha trovato l’uomo libero dietro, ha tenuto la palla, ha cercato le fasce, ha avuto un rigore. Ha trovato un Venezia che non è uscito e un portiere in serata.

Dal vivo, per la prossima volta che una squadra si abbassa così: guardare cosa succede dopo ogni tiro murato, chi arriva sulla ribattuta, e dove il Napoli prova a far entrare il pallone quando i cross non arrivano. È la lettura di una partita, non una regola.

Il Napoli ha avuto tutto il pallone, il Venezia ha avuto un muro, un lancio e un portiere: ventinove tiri non sono bastati contro un blocco a 17 metri dalla porta.

Prima della partita

Il pre-match, riletto con i dati.

La lavagna, il momento dopo il primo gol e i segnali da guardare: il pre-match resta online.

Rileggi il pre-match Torna al Lab